Tehran non ha più melograni

Tehran non ha più melograni

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theran melograno
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In una parte del nostro immaginario l’Iran e la sua capitale Tehran, patria del melograno, sono luoghi incantati colmi di giardini e parchi esotici dalla natura generosa. Il lungometraggio diretto da Massoud Bakhshi, Tehran has no pomegranates! (Tehran non ha più melograni), è pronto a sfatare questo mito.

Il film inizia con un testo dell’antico libro persiano Asar-al-Bilad che descrive la capitale nel tredicesimo secolo: “Teheran è un grande villaggio vicino alla città di Rey, piena di giardini e alberi da frutto. I suoi abitanti vivono in buche sotterranee simili a formicai. Il villaggio è costituito da diversi quartieri che sono costantemente in guerra. Principali occupazioni degli abitanti di Tehran sono il furto e il crimine, anche se il re crede di governare su tutto. Qui crescono frutti meravigliosi, in particolare un eccellente melograno, che si trova solo a Teheran”.

 

theran melograno

Dal principio del film si capisce che l’obiettivo è raccontare la capitale iraniana, dalla sua fondazione nel 1241 a.c. fino all’impatto con la modernità, seguendo tutte le sue trasformazioni da piccolo villaggio a moderna megalopoli. Impresa impossibile in un’ora, tanto che, nei primi minuti del film il regista, con voce fuori campo, legge una finta lettera al presidente, in cui esprime rammarico per non essere stato in grado di completare il suo documentario.

Bakhshi mente perché non vuole scattare un’istantanea della città ma sottolineare che Tehran trova la sua identità nel caos, nel ponte tra presente e passato, realtà e finzione. Decide così di combinare vecchi filmati in bianco e nero (molti dei quali falsi) a materiale girato a colori, confondendo lo spettatore.

Ma adesso dove sono i melograni? Alla fine del film vediamo Bakhshi affranto ma speranzoso per il futuro, che decide di abbandonare il documentario su Tehran per dedicarsi a un altro film sulle meravigliose melagrane della città vecchia, quelle che ormai che non ci sono più, spazzate via dall’inquinamento.

 

Photo credits: Khashayar Elyassi

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