Il melograno, fin dall’antichità, è stato raffigurato tra le mani delle divinità a cui era consacrato. Diverse sono le leggende legate a questo frutto.

Un mito greco lega il melograno alla figura di Dioniso. Si narra che Zeus, padre degli dei, si invaghì di Semele e la amò, sotto le mentite spoglie di uomo mortale. Hera, moglie di Zeus, gelosa, travestita da vecchia, indusse la giovane, rimasta incinta, a chiedere a Zeus di mostrarsi nel suo vero aspetto, instillandole il dubbio che potesse essere una creatura mostruosa.

La furia di Zeus incenerì Semele, ma Hermes riuscì a salvare il bimbo che aveva nel grembo, cucendolo nella coscia dei padre degli dei e lasciandolo crescere ancora per tre mesi, sì da nascere nei tempi giusti. Non appena Hera venne a conoscenza della nascita del bimbo, chiese ai Titani di ucciderlo. Questi lo catturarono, lo fecero in sette pezzi e lo bollirono in un calderone. Il sangue di Dioniso che cadde sulla terra, diede vita alla pianta del melograno e dalle ceneri del piccolo nacque anche un’altra pianta di grande valenza: la vite.

Il melograno nella Roma antica
Il melograno nella Roma antica

La nonna Rea, a quel punto, fece resuscitare il piccolo e lo costrinse a indossare vesti femminili per rendersi invisibile a Hera. Ma fu trovato dalla dea, che gli mise sottosopra la mente. Da allora lui vagò per il mondo con le Menadi, donne che lo idolatrano, e che con lui si lasciano andare ai piaceri del vino e della carne, nelle orge, momenti in cui il corpo si ricongiunge alla natura.

Chi mangiava i chicchi di melograno, subiva una sorta di incantesimo e veniva catapultato tra i piaceri di Afrodite. Si narra, infatti, che proprio Afrodite piantò per prima l’albero del melograno nell’isola di Cipro, e da allora la pianta le fu consacrata.

 

Photo credits: vintagedept

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