Il sogno del melograno di Casorati

Il sogno del melograno di Casorati

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Botticelli Primavera
Botticelli Primavera

Felice Casorati, pittore piemontese nato a Novara nel 1883 e morto a Torino nel 1963, delle sue opere scriveva: ”Vorrei saper proclamare la dolcezza di fissare sulla tela le anime estatiche e ferme, le cose immobili e mute, gli sguardi lunghi, i pensieri profondi e limpidi, la vita di gioia e non di vertigine, la vita di dolore e non di affanno”.

Il sogno del Melograno” del 1912 è uno degli esempi più riusciti di questa aspirazione, un elogio alla calma, all’equilibrio e alla bellezza.

La natura è rappresentata come un’esplosione brillante di colori, un tripudio di fiori dalle infinite tonalità e forme, in cui tutta la vegetazione diventa un unico motivo ornamentale; la stessa firma del pittore, in basso a destra, diventa una graziosa pergamena verde, come una foglia del prato fiorito.

Le piante e i fiori hanno messo radici su ogni elemento dipinto, anche sul cuscino su cui poggia la testa della ragazza addormentata e sul suo vestito bianco.

Vestito che ricorda quello splendido abito fiorito indossato da una delle figure rappresentate ne “La primavera” del Botticelli, la dea Flora, che rappresenta la divinità della fioritura, della giovinezza, protettrice della fertilità, dal cui grembo si spargono fiori sulla terra.

Botticelli “La primavera”, Galleria degli Uffizi
Botticelli “La primavera”, Galleria degli Uffizi

Il sonno sembra aver sorpreso improvvisamente la donna dalle labbra dipinte di rosso mentre mangiava una melagrana nella luce del pomeriggio, come se fosse stremata.

E il quadro sembra quasi il sogno della ragazza, una visione senza una reale prospettiva,

accennata solo dal tralcio d’uva che taglia la parte superiore del dipinto e delimita la divisione tra il cielo e la terra.

Una visione, di quelle che appaiono in sogno, in cui melograni, papaveri, uva e bucaneve fioriscono e maturano contemporaneamente, ignorando ogni legge di natura, di spazio e tempo.

Photo: Botticelli “La primavera”, Galleria degli Uffizi

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