Se torniamo indietro nel tempo e prendiamo in mano la “Storia naturale” di Gaio Plinio Secondo detto “Il Vecchio” (23-79 d.C.), al capitolo XIII capitolo, versi 112-113 troveremo il riferimento ad una “punica granata” ovvero la mela di Cartagine.

E’ per l’appunto il territorio vicino a Cartagine che rivendica a sé, come dimostra il nome, la “mela punica”, successivamente chiamata melagrana. Di questa, ve ne sono diverse varietà: apirena è per esempio quella priva del nocciolo legnoso, di aspetto più chiaro, con grani più dolci e separati da membrane meno amare. Per il resto la struttura delle melagrane ricorda un po’ quella dei favi, con i grani all’interno di una polpa comune. Ne esistono di cinque tipi: dolci, agre, agrodolci, acide, vinose.

Il nome “melograno” secondo il latino è dunque formato dal malum (“mela”) e granatum (“con semi”). E questa derivazione la ritroviamo in altre lingue, come l’inglese “Pomegranate”, e il tedesco “Granatapfel” (mela coi semi). O nel caso dell’antico inglese quando era noto con il nome di “apple of Grenada” (mela di Granada). La città spagnola di Granada ha, infatti, nello stemma un frutto di melograno, in spagnolo (granada) ed in antico francese (la grenade, come nell’odierna lingua) significavano appunto melograno.

Ma accantoniamo un momento l’etimologia, e torniamo al nostro Plinio e alla sua Storia della natura. L’autore considerava i melograni giunti a Roma dalla Tunisia. Infatti il nome di genere Punica deriva dal nome romano della regione geografica costiera della Tunisia e della omonima popolazione, chiamata anche cartaginese. La “mela punica”, era per lui la mela cartaginese. Almeno ciò che Plinio affermava era che i migliori frutti – poiché già ne esistevano in territorio italico – provenissero da Cartagine. Mentre oggi sappiamo che il nostro caro frutto proviene più esattamente dall’Asia occidentale, ci piace in ogni caso portarlo a spasso (o farci portare a spasso!) tra la storia, la tradizione, i miti, la fantasia che sul melograno hanno ricamato.

Photo credits: Fulvio Spada 

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