Noto a molte culture del passato, il melograno ha da sempre catturato l’attenzione dell’uomo, divenendo protagonista di favole, leggende e riti, alcuni sopravvissuti ai nostri giorni.

Considerato insieme all’oppio un frutto demetriaco, lo troviamo raffigurato già anticamente, come testimoniano le tavolette fittili rinvenute a Locri Epizefiri, nelle rappresentazioni riguardanti il celebre racconto mitologico di Persefone-Kore, figlia di Demetra, rapita da Ade.

Secondo il racconto, quest’ultimo, una volta condotta la fanciulla nel suo regno degli Inferi, escogita un piano per tenerla con sé in eterno.

Persefone e Ade, Locri Epizefiri V a.C.
Persefone e Ade, Locri Epizefiri V a.C.

Offre della frutta alla bella Persefone, che accetta di cibarsi proprio di sei chicchi di melagrana, ignorando che vige una regola che segnerà il suo destino: apprende solo successivamente che chi si ciba dei frutti dell’oltretomba, è condannato a rimanerci per sempre. La madre Demetra, dea delle messi e della fecondità, dopo aver vagato inutilmente per la terra e aver scoperto il rapimento, giunge a rendere infeconda la terra fino a quando non riavrà sua figlia.

La sua reazione vendicativa costringe Zeus ad intervenire e a trovare un accordo: Persefone avrebbe passato nel regno degli Inferi, a fianco di Ade ormai suo consorte, un numero di mesi pari al numero di semi di cui si era cibata, potendo trascorrere sulla terra con sua madre il resto dell’anno.

Mentre a Demetra non restava che attendere ogni periodico ritorno dell’amata figlia, festeggiandolo con una natura verdeggiante e rigogliosa, l’iconografia degli affascinanti frutti di questo arbusto e l’allusione ai suoi numerosissimi semi sarà spesso associata ai concetti di fertilità, fecondità e amore coniugale.

 

Photo: Persephone, Pergamon Museum, Berlin

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