Le raffigurazioni riguardanti il melograno hanno spesso una carica fortemente simbolica e sono diffuse largamente in ambito funerario.

Eppure, vi sono altre rappresentazioni in cui la melagrana compare, seppur raramente, non necessariamente legato ad un complesso programma iconografico. Ciò denota quanto le peculiarità estetiche di questo arbusto e del suo frutto abbiano colpito l’immaginario, tanto da essere utilizzato in rappresentazioni puramente ornamentali.

L’albero del melograno infatti si riconosce perfettamente negli affreschi che decorano l’ambiente sotterraneo della Villa di Livia o Villa di Prima Porta, appartenuta a Livia Drusilla, moglie dell’imperatore Augusto.

Ascrivibile alla prima metà del I sec. d. C., ci ha tramandato uno dei più raffinati esempi di pittura parietale romana. Soggetto preferito di tali rappresentazioni era il giardino illusionistico, come si riscontra in altre abitazioni coeve: la pittura avvolgeva interamente le pareti dei triclinii così da infondere nei commensali l’illusione di banchettare all’aperto.

Melograno Pompei
melograno Pompei

L’attenzione al dato realistico è qui impressionante ed è testimoniata dal sapiente utilizzo dei colori per la rappresentazione delle specie avicole e dalle sfumature del verde, utilizzate sia per definire le varie specie botaniche, sia per rendere gli effetti della luce che si infrange su foglie, frutti, fiori e cespugli.

La rappresentazione dell’albero del melograno, che qui ricorre più volte, funge da puro elemento decorativo, ed è per noi, insieme alla varietà dei vegetali rappresentata, un prezioso documento che aiuta a ricostruire l’aspetto dei giardini delle ville romane dell’epoca e che testimonia al tempo stesso la diffusione e l’utilizzo della pianta del melograno nel corso del tempo.

Photo credits: Ian Scott

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