Il melograno nei testi scientifici greci e romani – parte I

Il melograno nei testi scientifici greci e romani – parte I

Filosofi Greci
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Delle proprietà benefiche e terapeutiche del melograno si sa molto grazie a numerosi trattati di agricoltura, medicina e cucina scritti da autori greci e romani.

Si legge che il frutto del melograno fosse usato come medicinale, come tintura, cucinato e coltivato in tantissimi modi diversi, sia per curare malesseri di varia natura, sia per essere gustato al meglio delle sue possibilità.

Filosofi Greci
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Dioscoride (I° sec. d. C.) ne distingue le varietà: “Ogni melagrana è di sapore gradito ed utile allo stomaco, ma è di scarse capacità alimentari. Tra di loro quelle più dolci sono ritenute più utili allo stomaco, ma intorno ad esso generano alquanto calore e leggera flatulenza, per cui non giovano ai febbricitanti. Quelle amare giovano allo stomaco infiammato e lo contraggono di più e stimolano meglio la diuresi ma sono poco gradite alla bocca e astringenti. Quelle dal sapor di vino hanno proprietà intermedie”.

Anche Teofrasto (IV sec. a.C) nella “Historia plantarum” parla del melograno in questi termini: “Pochi alberi e in pochi luoghi sembrano mutare sì che la specie diventi domestica da un seme selvatico o migliore da una peggiore; sappiamo che questo è avvenuto solo nel melograno in Egitto e in Cilicia; che quello amaro piantato e seminato in Egitto assume un po’ di dolcezza e di sapore di vino, in Cilicia vicino al fiume Pinaro, dove si combatté contro Dario, tutti nascono dando frutti senza seme”.

Queste testimonianze attestano quindi l’importanza del frutto e dell’albero del melograno anche in epoca classica.

 

Photo credits: Matt Neale

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