Il genere pittorico della natura morta raggiunge un’espressione senza pari nel lavoro dell’artista francese Paul Cézanne tanto che nel 1895 dichiara: ” Con una mela voglio stupire Parigi!” O forse con una melagrana?

La sfida di Cézanne è quella di dipingere senza distinzioni tra pittura nobile (nudo e paesaggio) e pittura minore (natura morta).

Sceglie la mela come simbolo della sua ricerca, un soggetto semplice che richiama alla vita quotidiana, perché il suo obiettivo non è quello di dimostrare la sua abilità nel far apparire vero il frutto dipinto, ma di descrivere la sua presenza nella realtà.

melograno cezanne
melograno cezanne

Cézanne inventa una tecnica destinata a influenzare tutta la storia dell’arte successiva, aprendo la strada a cubismo e astrattismo, che consiste nell’usare il colore per costruire e determinare le forme attraverso accostamenti e sovrapposizioni. Osservando i suoi quadri riconosciamo il soggetto perché ne intuiamo la forma semplificata: non una mela ma il volume della sfera. Egli stesso afferma che tutta la realtà può essere sempre riconducibile a tre solidi geometrici fondamentali: il cono, il cilindro e la sfera.

In Vaso di zenzero con melagrana e pere, i frutti, il vaso, la tovaglia, sono dipinti sommariamente e la prospettiva è completamente distorta; il tavolo è inclinato tanto che nella realtà i frutti del melograno rotolerebbero per terra. La disposizione degli oggetti non è casuale perché tutti i volumi, rettangoli, sfere, coni, sono disposti in un perfetto bilanciamento. È il colore a reggere l’equilibrio compositivo: più acceso nei piccoli volumi, più spento negli oggetti grandi.

Cèzanne propone così il modo migliore di guardare la scena, a costo di forzare la realtà, proprio a partire dal una melagrana. Nella sua intuizione la percezione passa anche attraverso la conoscenza che abbiamo del mondo perché: “nella pittura ci sono due cose: l’occhio e il cervello, ed entrambe devono aiutarsi tra loro”.

 

Photo credits: Paul Cézanne

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