Curiosità

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Il melograno nella Roma antica
Il melograno nella Roma antica

Il melograno, fin dall’antichità, è stato raffigurato tra le mani delle divinità a cui era consacrato. Diverse sono le leggende legate a questo frutto.

Un mito greco lega il melograno alla figura di Dioniso. Si narra che Zeus, padre degli dei, si invaghì di Semele e la amò, sotto le mentite spoglie di uomo mortale. Hera, moglie di Zeus, gelosa, travestita da vecchia, indusse la giovane, rimasta incinta, a chiedere a Zeus di mostrarsi nel suo vero aspetto, instillandole il dubbio che potesse essere una creatura mostruosa.

La furia di Zeus incenerì Semele, ma Hermes riuscì a salvare il bimbo che aveva nel grembo, cucendolo nella coscia dei padre degli dei e lasciandolo crescere ancora per tre mesi, sì da nascere nei tempi giusti. Non appena Hera venne a conoscenza della nascita del bimbo, chiese ai Titani di ucciderlo. Questi lo catturarono, lo fecero in sette pezzi e lo bollirono in un calderone. Il sangue di Dioniso che cadde sulla terra, diede vita alla pianta del melograno e dalle ceneri del piccolo nacque anche un’altra pianta di grande valenza: la vite.

Il melograno nella Roma antica
Il melograno nella Roma antica

La nonna Rea, a quel punto, fece resuscitare il piccolo e lo costrinse a indossare vesti femminili per rendersi invisibile a Hera. Ma fu trovato dalla dea, che gli mise sottosopra la mente. Da allora lui vagò per il mondo con le Menadi, donne che lo idolatrano, e che con lui si lasciano andare ai piaceri del vino e della carne, nelle orge, momenti in cui il corpo si ricongiunge alla natura.

Chi mangiava i chicchi di melograno, subiva una sorta di incantesimo e veniva catapultato tra i piaceri di Afrodite. Si narra, infatti, che proprio Afrodite piantò per prima l’albero del melograno nell’isola di Cipro, e da allora la pianta le fu consacrata.

 

Photo credits: vintagedept

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Melograno
Melograno

Proprio come un albero di melograno che con le sue radici raggiunge e incastra volumi di terreno sottostanti e lontani dal tronco, proprio così come i suoi fiori e i suoi frutti rendono viva e piacevole la sua chioma, così è stato progettato l’auditorium del Warsaw Symphony Orchestra, la struttura dell’orchestra sinfonica di Varsavia.

Per poterla inserire in un contesto già urbanizzato ma, col tempo, degradato, Fernando Martin Menis, architetto spagnolo, ha dovuto recuperare le strutture preesistenti nella zona, inglobandole nel suo stesso progetto, proprio come farebbe un albero di melograno, con le sue radici, piantato in una nuova posizione. In questo modo è stata data importanza non solo all’aspetto urbano ma anche al rispetto dell’ambiente circostante.

All’interno dell’elemento centrale del progetto, la struttura ospitante la sala ha la forma e le fattezze della melagrana. Essa infatti è stata concepita come un geode al cui interno dei palchi, ognuno con forme poligonali diverse, posti ad altezze differenti, ospitano i posti a sedere per il pubblico e ciò ricorda, molto chiaramente, la disposizione dei semi della melagrana al suo interno. Il tutto è impreziosito con delle pietre di vetro che aumentano la luminosità della sala e riflettono la luce proveniente dal lucernario.

Dalle strutture esterne, riconvertite in sale d’amministrazione, in ristorante, in sala espositiva, in spogliatoi e piccole sale prove, il pubblico può accedere, anche grazie ad un particolare tunnel sotterraneo, al centro della struttura, alla sala vera e propria, diventando quasi come la linfa che tiene in vita qualunque vegetale. E come questo progetto, questo albero ideale di melograno dimostra che senza linfa non esisterebbe la musica. E senza pubblico non esisterebbe l’arte.

 

Photo credits: Angelo Cesare

Carducci e il Melograno
Carducci e il Melograno

«Io avevo avviticchiate intorno a quel bambino tutte le mie gioie tutte le mie speranze tutto il mio avvenire: tutto quel che mi era rimasto di buono nell’anima lo aveva deposto su quella testina», così scriveva il poeta Giosué Carducci all’amico Giuseppe Chiarini in una lettera del 14 novembre 1870.

L’improvvisa morte del figlio Dante, avvenuta pochi giorni prima, il 9 novembre, fu un durissimo colpo per Carducci. E per anni la lirica che compose, quasi come un canto funebre, rimase senza titolo.

Parliamo del “Pianto Antico”, pianto a cui il poeta aveva inizialmente premesso alcuni versi del poeta greco Mosco. Il titolo nacque nel 1879, insieme a “Fuori alla Certosa di Bologna” (nelle “Odi Barbare”) che riprende, nella parte finale, l’ultima strofa dell’addio al figlio morto. Nel mandare la nuova poesia all’amico Chiarini, Carducci dice «Ti mando una elegia fatta su un pensiero antico».

Carducci e il Melograno
Carducci e il Melograno

Così dal pensiero antico nasce il Pianto antico e il suo titolo.

In questa poesia si vive il contrasto tra la fine della vita e la natura che invece si rinnova, rappresentata proprio dal melograno.

“L’albero a cui tendevi la pargoletta mano, il verde melograno da’ bei vermigli fiori”.

Ad ogni primavera la luce e il calore risvegliano la vita (il melograno), mentre niente può portar via il piccolo Dante dalla eterna immobilità della tomba fredda e buia.

Da un canto il verde del melograno, i suoi vermigli fiori, il ghigno che porta calore, luce e ancora sole e amore; dall’altro l’orto muto e la terra fredda e nera.

Il melograno – albero che sorgeva realmente nel cortile della casa di via Broccaindosso a Bologna, dove il poeta Carducci abitava dopo il suo arrivo in città nel 1860 – suscita, a contrasto con la morte, la contentezza nel vedere la primavera e il ritorno dei fiori, suggerito dall’utilizzo di tre parole (verde – vermigli – rinverdì) che foneticamente danno l’idea di qualcosa che Ri-tornerà.

Photo credits: nickliv

 

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Melograno Coltivazione
Melograno Coltivazione

Solo apparentemente sembra che la matematica non abbia legame alcuno con la natura. Però, osservando con più attenzione alcuni eventi, si resta sbalorditi. Ad esempio, come fa notare Mario Livio, astrofisico israeliano, “dai girasoli alle conchiglie, dai vortici degli uragani alle immense spirali galattiche, la natura ama le spirali logaritmiche”. Per non parlare delle incredibili combinazioni di forme e linee dei fiocchi di neve o della geometria della melagrana.

Su questo strano rapporto si è basato l’architetto francese Emmanuel Sitbon, della parigina Sitbon Architects. Dando valore alla forma esagonale del melograno, nonché a quella dei suoi semi, ha disegnato Grenade, un progetto sperimentale di “architettura gonfiabile”, una sorta di padiglione a forma di melograna, fortemente esagonale, destinato ad ospitare mostre itineranti di arte contemporanea, presentazioni ed esibizioni.

Grenade - padiglione a forma di melograna
Grenade – padiglione a forma di melograna

Infatti, grazie alla sua specifica natura può essere spostato di città in città, ossia montato, gonfiato in campi aperti o parchi, e smontato, sgonfiato e portato via, in maniera semplice, veloce ed economica. Sulle pareti esterne compaiono quelli che sono i semi del frutto della melagrana a cui il progetto si ispira, che ornano il tutto creando un gradevole effetto luminoso.

Quelli posizionati più in basso sono riempiti di sabbia, a mo’ di zavorra, per stabilizzare la struttura. Attorno ad essa, invece, ne vengono piazzati altri, creando una sorta di percorso segnato per invogliare il pubblico ad indirizzarsi verso la struttura stessa.

Melograno Coltivazione
Melograno Coltivazione

La sommità della struttura di plastica gonfiabile riprende la forma esagonale e offre, per i visitatori all’interno di Grenade, filtrando la luce del sole e colorando l’interno col rosso caratteristico del melograno, una sorta di connessione con il cielo.

Il progetto Grenade mira ad avvicinare il pubblico all’arte meravigliandolo tramite un emozionante design che crea un’esplosione di colore”.

Photo credits: Coniferconifer

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colorare tessuti con il melograno
colorare tessuti con il melograno

La natura ha regalato ad ogni suo elemento delle magnifiche colorazioni, che vanno dai colori e dalle sfumature più delicate a quelle più intense.

E l’uomo ha imparato, fin dall’antichità, a utilizzare questo meraviglioso dono: infatti per millenni la tintura naturale, con vegetali, spezie, minerali o insetti è stata l’unico metodo conosciuto per tingere filati e tessuti.

Da lontano arriva così un metodo di colorazione dei tessuti che utilizza le melagrane.

Treccia colorata con il Melograno
Treccia colorata con il Melograno

Grazie alla presenza di tannini e di flavonoidi (responsabili per i colori rosso blu e violetto di fiori e frutta), le colorazioni ottenibili dalla macerazione delle melagrane sono particolarmente vaste: dal giallo freddo delle bucce della melagrana ancora acerba, a quello dorato estraendo il colore dalle bucce a maturazione, all’arancione ottenuto estraendo il colore dall’intera bacca.

Le pigmentazioni estratte dalla scorza della melagrana e dalla corteccia delle parti legnose della pianta, una volta fissate su i tessuti di fibra naturale animale (lana e seta) e vegetale (lino, cotone, canapa), sono particolarmente resistenti alla luce e ai lavaggi.

Tessuti colorati con il melograno
Tessuti colorati con il melograno

In pochi semplici passaggi e con pochi materiali è possibile tingere tessuti come la lana o il cotone, ottenendo stoffe dalle intense e particolari sfumature di giallo.

Pesate il materiale che avete scelto per tingere e calcolate due volte e mezzo il peso in melagrane intere (es. 100 g di tessuto: 250 g di melagrane). Spezzettate le melagrane, aggiungete acqua e fate un decotto per 30 minuti. Poi filtrate il tutto.

Sciogliete 20 g di allume e 5 g di cremor tartaro (sale di potassio dell’acido tartarico) in un po’ d’acqua calda e aggiungeteli all’estratto di melograno.

Immergete il materiale da tingere ben bagnato e fatelo bollire per 45 minuti. Lasciate intiepidire nel bagno. Estraete, sciacquate e asciugate.

 

Photo credits: Hedgehog Fibres

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Melograno Cinese
Melograno Cinese

In tutta l’arte cristiana, il melograno è utilizzato come simbolo di resurrezione e di promessa di vita eterna.

Nei dipinti di Botticelli e Raffaello (XV secolo), la Vergine Maria appare con il Cristo bambino e un melograno, a rappresentare, inoltre, la pienezza, la speranza, la fecondità spirituale e la castità della Vergine Maria.

Nel 1492, Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona riconquistano Granada, l’ultima roccaforte mussulmana dell’Andalusia. Secondo la tradizione locale, la regina Isabella era rimasta così affascinata dalla città e ne aveva paragonato i sui palazzi ai chicchi della melagrana, incastonati come gioielli sui fianchi delle colline, che volle averla tutta per sé, decidendo di sferrare un attacco contro i mori del piccolo e indipendente emirato.

Nel 1509, Enrico VIII d’Inghilterra sposa Caterina d’Aragona: per rappresentare questa unione, il melograno di Granada si fonde con la rosa dei Tudor negli emblemi che adornano ogni palazzo reale. E si dice che fu proprio Enrico VIII ad aver piantato il primo albero di questo frutto in Gran Bretagna.

Le tre abbondanze (Fu shou san duo 福壽三多), fine del XX secolo, Yangliuqing, Tianjin 天津楊柳青
Le tre abbondanze (Fu shou san duo 福壽三多), fine del XX secolo, Yangliuqing, Tianjin 天津楊柳青

Anche Enrico IV di Francia (1598) utilizza il simbolismo del melograno per rappresentare il suo regno: nel suo araldo, il motto “aspro ma dolce” rappresenta l’ideale di governo, in cui temperare la severità con mitezza. E sempre in Francia, durante la rivoluzione, il dodicesimo mese dell’anno del calendario repubblicano (1793), Fruttidoro, è rappresentato da una fanciulla con una melagrana il mano.

Mentre il nome botanico della melagrana – Punica Granatum – si deve nel 1735 allo svedese Carlo Linneo, padre della tassonomia.

La melagrana fu infine molto presente nell’arte del XX secolo: il post-impressionismo, il fauvismo e il surrealismo, Cézanne, Matisse, Picasso e Dalí ricorrono spesso alla raffigurazione simbolica di questo frutto che campeggia nei loro quadri.

Il Melograno: piccola storia in chicchi – parte I

Persefone e il melograno

Noto a molte culture del passato, il melograno ha da sempre catturato l’attenzione dell’uomo, divenendo protagonista di favole, leggende e riti, alcuni sopravvissuti ai nostri giorni.

Considerato insieme all’oppio un frutto demetriaco, lo troviamo raffigurato già anticamente, come testimoniano le tavolette fittili rinvenute a Locri Epizefiri, nelle rappresentazioni riguardanti il celebre racconto mitologico di Persefone-Kore, figlia di Demetra, rapita da Ade.

Secondo il racconto, quest’ultimo, una volta condotta la fanciulla nel suo regno degli Inferi, escogita un piano per tenerla con sé in eterno.

Persefone e Ade, Locri Epizefiri V a.C.
Persefone e Ade, Locri Epizefiri V a.C.

Offre della frutta alla bella Persefone, che accetta di cibarsi proprio di sei chicchi di melagrana, ignorando che vige una regola che segnerà il suo destino: apprende solo successivamente che chi si ciba dei frutti dell’oltretomba, è condannato a rimanerci per sempre. La madre Demetra, dea delle messi e della fecondità, dopo aver vagato inutilmente per la terra e aver scoperto il rapimento, giunge a rendere infeconda la terra fino a quando non riavrà sua figlia.

La sua reazione vendicativa costringe Zeus ad intervenire e a trovare un accordo: Persefone avrebbe passato nel regno degli Inferi, a fianco di Ade ormai suo consorte, un numero di mesi pari al numero di semi di cui si era cibata, potendo trascorrere sulla terra con sua madre il resto dell’anno.

Mentre a Demetra non restava che attendere ogni periodico ritorno dell’amata figlia, festeggiandolo con una natura verdeggiante e rigogliosa, l’iconografia degli affascinanti frutti di questo arbusto e l’allusione ai suoi numerosissimi semi sarà spesso associata ai concetti di fertilità, fecondità e amore coniugale.

 

Photo: Persephone, Pergamon Museum, Berlin

Miniatura dalla Bibbia
Miniatura dalla Bibbia, Cattedrale di Winchester, XII secolo

Nella Bibbia troviamo il melograno tra i sette prodotti agricoli della terra promessa.

Una descrizione affascinante è certamente quella delle due colonne del tempio di Salomone, decorate proprio con questo albero e questo frutto.
Ma soprattutto il melograno è metafora di fertilità nel Cantico dei Cantici. Il Cantico – testo della Bibbia ebraica e cristiana – è un meraviglioso poema d’amore tra Salomone e la sua amata, Sulammita.
Un inno di bellezza e di amore, che spesso funge da dedica, ancora oggi, nei matrimoni: tra i numerosi simboli che l’autore del Cantico regala all’amata appare anche il melograno.

 

King Solomon meets the Queen of Sheba
King Solomon meets the Queen of Sheba by Maître Afewerk Tekle

Il melograno ha un così forte valore simbolico che l’amata è comparata ad un giardino di melograni. Il giardino, metafora dell’amore, è un fiorire di melograni. L’amore sarà pronto da consumare quando il giardino avrà i melograni fioriti. Lo possiamo immaginare questo giardino? Questa concentrazione perfetta di natura, colori e profumi.

E ancora nel descrivere il corpo dell’amata, l’autore dice: «la tua bocca è soffusa di grazia: come spicchio di melagrana la tua gota attraverso il tuo velo». (4,1-3). Per l’uomo biblico la bellezza è salute e, per associazione, è fertilità.

Un albero fertile e fecondo come il melograno: così è, per lui, lei. Il rosso delle sue guance è segno evidente di forza vitale. E di una fertilità prossima a realizzarsi.

“I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
nardo e zafferano, cannella e cinnamomo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
Fontana che irrora i giardini,
pozzo d’acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti”.
(Cantico dei Cantici, IV, 1-16. Fonte: La sacra Bibbia, Cei, 1974 Roma)

 

Foto: Miniatura dalla Bibbia, Cattedrale di Winchester, XII secolo & King Solomon meets the Queen of Sheba by Maître Afewerk Tekle

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Suora con Melograno
Photo: Melograna, autore sconosciuto, XIV sec

Albero simbolico per eccellenza, il melograno è pianta di buon augurio. Significa abbondanza, ricchezza, longevità, amore ardente e fertilità.

Conferma questa simbologia anche la tradizione asiatica, dove la melagrana aperta rappresenta abbondanza e buon augurio. Le spose turche a tutt’oggi lanciano a terra una melagrana e, a seconda di quanti chicchi fuoriusciranno nell’impatto col suolo, quello sarà il numero dei figli che partoriranno. Di origine indiana è la credenza che il succo di questo frutto combatta la sterilità.

Nella mistica cristiana questo simbolismo si arricchisce di significato spirituale fino a considerare il frutto e i suoi semi come espressione della risurrezione di Cristo e della perfezione divina.  Un unico frutto che riunisce tanti semi preziosi e rappresenta l’unità stessa della Chiesa.

Nei quadri rinascimentali dove compariva il melograno, tenuto in mano dalla Madonna o da Gesù, esso simboleggiava il sangue e quindi il destino stesso di Cristo.

Per la massoneria è un simbolo importante e rappresenta la fratellanza degli affiliati (i singoli grani) la solidarietà delle logge, che sono contenute nello stesso frutto e la tolleranza della diversità.

Per gli ebrei la corona, che nella simbolistica ebraica indica la santità, è rappresentata dalla “corona”, residuo del calice fiorale che permane nella parte apicale del frutto. La melagrana viene vista come simbolo di onestà e correttezza, dato che il suo frutto conterrebbe 613 semi, che come altrettante perle sono le 613 prescrizioni scritte nella Torah (365 divieti e 248 obblighi), osservando le quali si ha certezza di tenere un comportamento saggio ed equo.

Nell’araldica rappresenta l’amicizia e secondo il linguaggio dei fiori significa sincerità e generosità.

 

Photo: Melograna, autore sconosciuto, XIV sec

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