Coltivazione e Botanica

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Coltivare il melograno: innesto e talea
Coltivare il melograno: innesto e talea

Provate a chiedervi quanti chicchi racchiude una melagrana. Tirate a indovinare, il numero di grani o arilli stivati nella sua bacca, tra la sua polpa astringente e carnosa. Se ne possono contare almeno seicento, come gemme di rubino, rosso granato, come il vessillo che caratterizza la bella città andalusa di Granada, il più famoso centro di lavorazione del suo frutto.

Ci piace pensare al frutto globoso e coronato, chiamato anche come balaustio, come un piccolo regno e, i suoi grani vinosi, come abitanti luminosi. Centinaia di semi, poligoni in comune, divisi solo da una pellicola ocra, sottile, quasi trasparente che probabilmente aspetta ancora una definizione.

Coltivare il melograno: innesto e talea

Chi ancora non crede che la sua bacca contenga così tanti chicchi, con una dose di pazienza può conteggiarli e magari dare loro un significato di onestà e correttezza per ognuno di essi così come facevano i popoli ebraici paragonandoli alle seicentotredici prescrizioni o mitzvot scritte nella Torah o come i babilonesi che li masticavano prima della battaglia per rendersi imbattibili.

Con questo frutto le metafore si amplificano e si perdono tra le varie civiltà che gli hanno attribuito numerose simbologie.

Il segreto della fertilità risiederebbe ad esempio proprio nel numero dei suoi chicchi o forse perché sarebbe stata addirittura Venere la prima divinità piantare l’albero di melograno nel suo giardino in onore di Zeus. Tale metafora si sarebbe tramandata poi in tutta l’Europa fino ai giorni nostri con i dipinti del millequattrocento che usavano porre in mano alle figure mistiche proprio un pomo di melograno per auspicare un nuovo concepimento e donare un altro essere all’umanità.

 

Photo credits: Thor

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coltivazione melagrana
coltivazione melagrana

Il melograno è una pianta versatile ma allo stesso tempo esigente ed ha come tallone d’Achille proprio l’acqua.

Sebbene il “frutto della vita” non provi antipatia per le zone più aride, necessita di una regolare irrigazione durante la stagione secca per aumentare la resa del raccolto, la qualità e la pezzatura del frutto.

Ma attenzione, il melograno rifiuta categoricamente pozzanghere o acquitrini, pertanto richiede piccole dosi di acqua per manifestare appieno il suo splendore.

Sia nella coltivazione domestica con piante in vaso sia negli impianti intensivi, la strategia è identica.

Nel giardino di casa occorrerà innaffiarlo una volta ogni due-tre settimane, mentre in campo sarà necessario adottare l’irrigazione a goccia. Questa tecnica è utilizzata anche per monitorare l’andamento della maturazione e indirizzare il raccolto verso un periodo più conveniente. Inoltre, l’irrigazione a goccia viene impiegata per somministrare fertilizzanti attraverso l’acqua con l’ausilio di avanzati apparati computerizzati.

coltivazione melagrana

Il melograno si adatta agevolmente anche a terreni irrigati con acque ad alto contenuto salino grazie alla spiccata resistenza dei suoi tessuti al sale. Questa proprietà è assolutamente significativa visti gli effetti devastanti solitamente provocati dall’uso di acque saline, quali moria, tossicità, ridotto assorbimento di nutrienti, diminuzione della qualità e della produzione.

 

Tuttavia, occorre ricordare che in presenza di acque ad alto contenuto salino diventa ancor più necessaria l’irrigazione a goccia per evitare dannose concentrazioni saline nella zona di terreno esplorata dalle radici.

 

Photo credits: amira_a

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Coltivare il melograno: innesto e talea
Coltivare il melograno: innesto e talea

Il melograno si presta a molteplici tecniche culturali per la propagazione, ma il sistema di maggior successo è il taleaggio.

E’ impiegato anche il sistema di innesto a spacco, ma quest’ultimo richiede minuziosi accorgimenti e pertanto è raccomandabile effettuarlo solo in strutture specializzate nel micro-innesto.

Cliché da abbandonare è la moltiplicazione da seme, poiché si corre il rischio di riprodurre dei “sosia” piuttosto che la varietà desiderata!

Coltivare il melograno: innesto e talea

Fari puntati sulla propagazione per talea, il metodo più semplice ma anche il più vincente.

Quali sono le istruzioni d’uso? Il segreto è custodito proprio nei rami e nelle radici del melograno.

Infatti la talea è una porzione dei rami, tagliata trasversalmente. Solitamente le dimensioni ideali sono di 20-25 cm: per ricavarla è indispensabile farlo durante la fase di riposo vegetativo (in inverno) quando la pianta va “in letargo”.

Per l’impiego è essenziale tenere in mente che le talee necessitano di idratazione (acqua), un buon composto per radicare (terriccio e/o ormoni radicanti) e prediligono l’ombra, specie se non vengono utilizzate subito.

Sia che si voglia creare una piantina di melograno fai da te in casa e sia che il taleaggio sia applicato su grande scala nei vivai, la tecnica è la medesima.

 

Photo credits: THOR

 

 

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i segreti per coltivare il melograno
i segreti per coltivare il melograno

Il melograno è una pianta di naturale bellezza che, per crescere rigogliosa, necessita di piccoli e mirati accorgimenti.

Il nemico numero uno del melograno è l’umidità, che ne provoca la spaccatura dell’epidermide e quindi la fuoriuscita dei preziosi grani. Pertanto predilige ambienti asciutti, clima mite e terreno ben drenato.

Sebbene il melograno possa svilupparsi nelle zone più aride, richiede un notevole fabbisogno idrico soprattutto in primavera ed estate. Perciò il suo asso nella manica sarà l’acqua, ma occhio a calibrarne bene l’uso!

i segreti per coltivare il melograno

Secondo uno studio dell’Università del Cile (paese in cui la varietà più prodotta è la Wonderful), l’intensità di colore sui frutti cambia secondo l’irradiazione solare. Ma anche in questo caso, l’esposizione va dosata. Quando infatti il sole “bacia” troppo il melograno, può causare antipatiche scure macchioline sull’epidermide e nei casi più estremi compromettere il contenuto del frutto.

La “crema solare” contro le ustioni potrebbe essere l’applicazione sui frutti di argilla bianca (caolino); tuttavia la soluzione meno costosa è prediligere sesti d’impianto ampi che facilitano la graduale somministrazione della Luce.

Come tutte le belle donne, anche “Miss Melograno” desidera ogni tanto una spuntatina alla sua indomabile chioma.

Indispensabile la potatura estiva per eliminare i succhioni (germogli) mentre la potatura invernale sarà necessaria solo per eliminare rami rotti o controllare l’andamento dell’albero.

 

Photo credits: Kate Ter Haar

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Melograno Dente di cavallo o Wonderful
Melograno Dente di cavallo o Wonderful

Tra le varietà di melograno presenti in botanica la “Dolce Dente di Cavallo” e la “Wonderful” sono tra la più conosciute per la loro bellezza e per le caratteristiche uniche del frutto.

Il Melograno Dolce Dente di Cavallo è parte integrante del patrimonio storico del Bel Paese, per la sua millenaria esistenza e il carattere rustico.

E’ un frutto (balausta) di grande pezzatura e lo potremmo definire “melograno con sorpresa”: verde-rossiccio sulla buccia, avvolgente e rosso-rubino all’interno.

Il “cuore” è frammentato da grandi semi trapezoidali che ricordano i denti degli equini e con delicatezza zuccherano il nostro palato.

Da quest’ultima caratteristica, possiamo individuare la prima sostanziale differenza con il Wonderful, più acidulo al gusto poiché più ricco di acidi tannici.

Melograno Dente di cavallo o Wonderful

La differenza tra le due varietà di melograno è inoltre riscontrabile anche nel seme: il Wonderful ha chicchi morbidi e masticabili (seedless) mentre il Dente di cavallo ha chicchi con un cuore ligneo.

Entrambe le varietà di melograno potrebbero essere utilizzate si per l’estrazione del succo che per il consumo fresco.

Tuttavia il Wonderful si adatta meglio per l’uso industriale rispetto al Dente di Cavallo. In effetti, ricavare la spremuta da un melograno seedless, è meno dispendioso poiché non occorre impiegare l’utilizzo di macchinari che separino gli arilli dal tegumento.

Importante affinità tra entrambe le cultivar è la presenza di antociani nel frutto; ovvero quei pigmenti, come la clorofilla, (Delgado-Vargas, 2000), che conferiscono il prezioso color rubino connesso al potere antiossidante della melagrana, che si conferma ancora una volta come frutto d’eccellenza per la nostra salute.

 

Photo credits: Irina

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Carducci e il Melograno
Carducci e il Melograno

L’arte botanica della coltura del melograno è radicata pressoché in ogni angolo del globo.

Potremmo dire: paese che vai, melograno che trovi. In effetti oggi al mondo esistono differenti cultivar (varietà), che sebbene abbiano nomi diversi, appartengono allo stesso genotipo.

Le principali aree di coltivazione del melograno sono localizzate nel bacino Mediterraneo (Spagna, Francia, Italia e Grecia), Stati Uniti (in particolare California), Nord Africa (Egitto, Marocco e Tunisia) e Asia (Turchia, Israele,Iran, India, Cina e Siria).

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Qui, per la maggior parte, troviamo frutti di grande pezzatura, forma sferica, buccia rossa brillante, arilli grandi e teneri.

In queste varietà gli arilli (i chicchi) sono caratterizzati da un seme (tegumento) erbaceo, pertanto liberi da quel antipatico e legnoso chicco e sono più facili da masticare.

Tra queste strepitose cultivar, le più pregiate sono la Wonderful, la Mollar de Elche, la Hicaz e la Rabab, rispettivamente provenienti da California, Spagna, Turchia e Iran.

Benché il nome inglese della Wonderful ci possa farla ricondurre a paesi anglosassoni, questa varietà di melograno è molto diffusa in Israele dove fu importata dalla California circa un secolo fa (Goor e Liberman, 1956). In Israele esistono diverse selezioni di melograno dal nome Wonderful, leggermente differenti per periodo di maturazione e caratteristiche organolettiche.

Photo credits: Benjamin Lipsman

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Melograno Coltivazione
Melograno Coltivazione

Il melograno (Punica Granatum) viene classificato come specie nel gruppo dei Fruttiferi Minori (o frutti antichi).

Per definire questa classificazione è necessario comprendere il significato attribuito a tale gruppo.

I fruttiferi minori sono le specie vegetali spontanee che non richiedono particolari trattamenti poiché di natura sono resistenti sia alle patologie che alle intemperie.

Inoltre l’attributo “minore” deriva dal passato, in quanto nel Medioevo tali specie venivano coltivate dalle classi meno abbienti sia per uso domestico che per ricavarne piccoli profitti. Oltretutto tali specie erano ritenute di poco pregio dai grandi signori, i quali prediligevano il consumo dei cosiddetti “fruttiferi maggiori”(pesco, melo, ciliegio ecc.).

A livello empirico, afferirebbero ai “fruttiferi minori” tutte quelle specie legnose da frutto con produzioni al di sotto di una soglia che per l’Italia potremmo individuare intorno alle 100.000 tonnellate (Bellini,Giordani e la Malfa-2010).

Melograno Coltivazione
Melograno Coltivazione

In antitesi a questo, negli ultimi anni stiamo assistendo a una completa rivalutazione del melograno soprattutto nell’area Mediterranea.

A suo favore giocano fattori ambientali, socio-economici e socio-culturali di rilievo.

A livello ambientale, il clima mediterraneo da sempre favorisce la propagazione del melograno, soprattutto perché è molto resistente alla salinità e predilige l’approvvigionamento idrico.

Inoltre sono stati lanciati molti progetti e manifestazioni per incentivarne l’adozione, viste le eccezionali proprietà nutritive del melograno, sia nell’ambito dell’uso domestico che in quello medico-farmaceutico.

E allora perché continuare a parlare del melograno come di un Fruttifero Minore?

Photo credits: Golf Bravo 1

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Fiore di melograno
Fiore di melograno

Originario dell’Asia Centrale, da millenni fa parte delle piante tipiche del giardino mediterraneo.

Insieme a fico, vite, olivo e alla palma da dattero, il melograno è probabilmente responsabile di quel lungo processo di sedentarizzazione che ha fatto sì che l’uomo abbandonasse il nomadismo della caccia e della raccolta di bacche, erbe, radici e germogli, che fino ad allora erano state necessarie al suo sostentamento, per iniziare, con l’agricoltura pluriennale, a legarsi sempre più al territorio in cui aveva scelto di far crescere gli alberi da frutto.

Il melograno è una pianta resistente all’arido estivo e alle temperature invernali tipiche del Mediterraneo, oltre ad essere straordinariamente resistente ad ogni tipo di malattia.

Può essere coltivata sia ad arbusto che in forma di alberello. Non raggiunge mai dimensioni enormi e ci circonda di bellezza in tutte le stagioni. In primavera, per il verde tenero delle sue foglioline, in estate dove spiccano i bei fiori vermigli, in autunno per i suoi frutti verde-rosso, in inverno per la struttura armonica e leggera degli esili rami che formano la sua chioma.

Albero che sopporta bene la potatura, può costituire siepi o filari ornamentali, anche frammisto ad altre piante da bacca.

Fiore di melograno
Fiore di melograno

Ne esistono molteplici varietà ornamentali: a fiore doppio bianco, screziato, e vermiglio e a fiore doppio giallo. Tra le ornamentali ce ne sono a frutto acido, sia nero che viola, e varietà nane a fiore doppio o a frutto piccolo che vivono bene anche su balconi, davanzali o terrazze.

Le varietà tradizionali hanno frutti di pezzature e colorazioni diverse. Sono recentemente entrate in commercio cultivar selezionate in differenti aree del Mediterraneo senza semi, o, piuttosto, a seme tenero ed edule, particolarmente adatte alla lavorazione industriale per l’estrazione del succo o per uso gastronomico.

 

Photo credits: Munir Hamdan

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Melograno Aperto
Melograno Aperto

Famiglia: ROSACEAE
Specie: Punica granatum L.
Nome comune: Melograno

Il melograno è un arbusto o piccolo albero a foglie caduche, molto longevo.
La specie progenitrice è, probabilmente, Punica protopunica (Balf. F.) attualmente reperibile nell’ex Unione Sovietica. I primi segni della sua coltivazione risalgono a circa 5000 anni fa nell’area compresa tra Iran e Caucaso. Da qui si è poi diffuso nel resto del Mediterraneo ed in posti più lontani del Mondo. Furono probabilmente i Fenici a diffondere il melograno in molte aree del Mediterraneo (D’ANIELLO et al., 2000).
Allo stato selvatico è prevalente la forma arbustiva, mentre in coltivazione assume il portamento di alberello dal bel tronco più o meno contorto a seconda dell’età. I fiori sono di due tipi, un tipo fertile (sui rami di due anni) e uno sterile sui rami di un anno; la produzione avviene quindi sui rami di due anni. L’impollinazione incrociata favorisce la produttività.
E’ difficile stabilire il numero di varietà presenti nel mondo, sia per la mancanza di studi specifici che per la tendenza ad accorparle in soli tre gruppi principali: “dolci”, “agrodolci”, “acide”.
Uno studio degli anni ’80 prende in considerazione ben 72 varietà nell’area mediterranea e mediorientale. In Italia, nei vecchi trattati, sono menzionate le varietà: “acida”, “dolce ordinaria”, “dolce a denti di cavallo”, “amara verace”, “amara a denti di cavallo”, “dolce alappia” (SCORTICHINI, 1990).

 

Photo credits: Francesco Minonne

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