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Di Maria Elisabetta Spinelli e Vito Spinelli

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melograno dipinto
melograno dipinto

La domanda sempre crescente di melograno ha ultimamente spinto a valutare strategie per migliorare la shelf-life (vita da scaffale) ed estendere la vendita oltre il periodo di maturazione del frutto. Non solo da settembre a novembre ma l’obiettivo dei produttori è quello di avere disponibile il melograno tutti i giorni.

Il delicato punto di partenza è il processo di maturazione. Di natura, il melograno è un frutto non climaterico, ovvero non completa la maturazione una volta reciso dall’albero.

Pertanto è fondamentale raccogliere i frutti a maturazione compiuta, quando il essi raggiungono l’apice delle proprietà organolettiche, nutritive e funzionali. Infatti una tarda raccolta predispone il frutto al rapido deterioramento, nemico della conservazione a lungo termine.

 

melograno dipinto

Come raccogliere i frutti?

E’ indispensabile procedere con cura perché le manipolazioni energiche potrebbero creare abrasioni e spaccature sulla buccia, pregiudicando le sostanze nutritive.

Inevitabilmente, queste lesioni aumenterebbero il proliferarsi di batteri responsabili di muffe in fase di conservazione. Pertanto è raccomandabile recidere il frutto dall’albero, supportati da cesoie per la potatura delle foglie.

 

Durante la fase di post raccolta è fondamentale non alterare la natura del frutto, in quanto fisiologicamente il melograno ha già raggiunto il grado ottimale di umidità per poter essere conservato. Sarà pronto al consumo fresco (il giorno stesso o massimo dopo 4-5 giorni), ma in seguito richiederà la conservazione in frigo .

In cucina lo conserveremo in sacchetti di plastica alimentari alla consueta temperatura frigo, mentre le aziende specializzate avvolgeranno i contenitori di melograni con specifici film plastici o in apposite buste variando il termostato secondo i mesi di conservazione e le caratteristiche dalla varietà (grado di zuccheri, maturazione ecc.).

 

Photo credits: Joshua Tabti

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coltivazione melagrana
coltivazione melagrana

Il melograno è una pianta versatile ma allo stesso tempo esigente ed ha come tallone d’Achille proprio l’acqua.

Sebbene il “frutto della vita” non provi antipatia per le zone più aride, necessita di una regolare irrigazione durante la stagione secca per aumentare la resa del raccolto, la qualità e la pezzatura del frutto.

Ma attenzione, il melograno rifiuta categoricamente pozzanghere o acquitrini, pertanto richiede piccole dosi di acqua per manifestare appieno il suo splendore.

Sia nella coltivazione domestica con piante in vaso sia negli impianti intensivi, la strategia è identica.

Nel giardino di casa occorrerà innaffiarlo una volta ogni due-tre settimane, mentre in campo sarà necessario adottare l’irrigazione a goccia. Questa tecnica è utilizzata anche per monitorare l’andamento della maturazione e indirizzare il raccolto verso un periodo più conveniente. Inoltre, l’irrigazione a goccia viene impiegata per somministrare fertilizzanti attraverso l’acqua con l’ausilio di avanzati apparati computerizzati.

coltivazione melagrana

Il melograno si adatta agevolmente anche a terreni irrigati con acque ad alto contenuto salino grazie alla spiccata resistenza dei suoi tessuti al sale. Questa proprietà è assolutamente significativa visti gli effetti devastanti solitamente provocati dall’uso di acque saline, quali moria, tossicità, ridotto assorbimento di nutrienti, diminuzione della qualità e della produzione.

 

Tuttavia, occorre ricordare che in presenza di acque ad alto contenuto salino diventa ancor più necessaria l’irrigazione a goccia per evitare dannose concentrazioni saline nella zona di terreno esplorata dalle radici.

 

Photo credits: amira_a

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Coltivare il melograno: innesto e talea
Coltivare il melograno: innesto e talea

Il melograno si presta a molteplici tecniche culturali per la propagazione, ma il sistema di maggior successo è il taleaggio.

E’ impiegato anche il sistema di innesto a spacco, ma quest’ultimo richiede minuziosi accorgimenti e pertanto è raccomandabile effettuarlo solo in strutture specializzate nel micro-innesto.

Cliché da abbandonare è la moltiplicazione da seme, poiché si corre il rischio di riprodurre dei “sosia” piuttosto che la varietà desiderata!

Coltivare il melograno: innesto e talea

Fari puntati sulla propagazione per talea, il metodo più semplice ma anche il più vincente.

Quali sono le istruzioni d’uso? Il segreto è custodito proprio nei rami e nelle radici del melograno.

Infatti la talea è una porzione dei rami, tagliata trasversalmente. Solitamente le dimensioni ideali sono di 20-25 cm: per ricavarla è indispensabile farlo durante la fase di riposo vegetativo (in inverno) quando la pianta va “in letargo”.

Per l’impiego è essenziale tenere in mente che le talee necessitano di idratazione (acqua), un buon composto per radicare (terriccio e/o ormoni radicanti) e prediligono l’ombra, specie se non vengono utilizzate subito.

Sia che si voglia creare una piantina di melograno fai da te in casa e sia che il taleaggio sia applicato su grande scala nei vivai, la tecnica è la medesima.

 

Photo credits: THOR

 

 

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i segreti per coltivare il melograno
i segreti per coltivare il melograno

Il melograno è una pianta di naturale bellezza che, per crescere rigogliosa, necessita di piccoli e mirati accorgimenti.

Il nemico numero uno del melograno è l’umidità, che ne provoca la spaccatura dell’epidermide e quindi la fuoriuscita dei preziosi grani. Pertanto predilige ambienti asciutti, clima mite e terreno ben drenato.

Sebbene il melograno possa svilupparsi nelle zone più aride, richiede un notevole fabbisogno idrico soprattutto in primavera ed estate. Perciò il suo asso nella manica sarà l’acqua, ma occhio a calibrarne bene l’uso!

i segreti per coltivare il melograno

Secondo uno studio dell’Università del Cile (paese in cui la varietà più prodotta è la Wonderful), l’intensità di colore sui frutti cambia secondo l’irradiazione solare. Ma anche in questo caso, l’esposizione va dosata. Quando infatti il sole “bacia” troppo il melograno, può causare antipatiche scure macchioline sull’epidermide e nei casi più estremi compromettere il contenuto del frutto.

La “crema solare” contro le ustioni potrebbe essere l’applicazione sui frutti di argilla bianca (caolino); tuttavia la soluzione meno costosa è prediligere sesti d’impianto ampi che facilitano la graduale somministrazione della Luce.

Come tutte le belle donne, anche “Miss Melograno” desidera ogni tanto una spuntatina alla sua indomabile chioma.

Indispensabile la potatura estiva per eliminare i succhioni (germogli) mentre la potatura invernale sarà necessaria solo per eliminare rami rotti o controllare l’andamento dell’albero.

 

Photo credits: Kate Ter Haar

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Melograno Dente di cavallo o Wonderful
Melograno Dente di cavallo o Wonderful

Tra le varietà di melograno presenti in botanica la “Dolce Dente di Cavallo” e la “Wonderful” sono tra la più conosciute per la loro bellezza e per le caratteristiche uniche del frutto.

Il Melograno Dolce Dente di Cavallo è parte integrante del patrimonio storico del Bel Paese, per la sua millenaria esistenza e il carattere rustico.

E’ un frutto (balausta) di grande pezzatura e lo potremmo definire “melograno con sorpresa”: verde-rossiccio sulla buccia, avvolgente e rosso-rubino all’interno.

Il “cuore” è frammentato da grandi semi trapezoidali che ricordano i denti degli equini e con delicatezza zuccherano il nostro palato.

Da quest’ultima caratteristica, possiamo individuare la prima sostanziale differenza con il Wonderful, più acidulo al gusto poiché più ricco di acidi tannici.

Melograno Dente di cavallo o Wonderful

La differenza tra le due varietà di melograno è inoltre riscontrabile anche nel seme: il Wonderful ha chicchi morbidi e masticabili (seedless) mentre il Dente di cavallo ha chicchi con un cuore ligneo.

Entrambe le varietà di melograno potrebbero essere utilizzate si per l’estrazione del succo che per il consumo fresco.

Tuttavia il Wonderful si adatta meglio per l’uso industriale rispetto al Dente di Cavallo. In effetti, ricavare la spremuta da un melograno seedless, è meno dispendioso poiché non occorre impiegare l’utilizzo di macchinari che separino gli arilli dal tegumento.

Importante affinità tra entrambe le cultivar è la presenza di antociani nel frutto; ovvero quei pigmenti, come la clorofilla, (Delgado-Vargas, 2000), che conferiscono il prezioso color rubino connesso al potere antiossidante della melagrana, che si conferma ancora una volta come frutto d’eccellenza per la nostra salute.

 

Photo credits: Irina

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Carducci e il Melograno
Carducci e il Melograno

L’arte botanica della coltura del melograno è radicata pressoché in ogni angolo del globo.

Potremmo dire: paese che vai, melograno che trovi. In effetti oggi al mondo esistono differenti cultivar (varietà), che sebbene abbiano nomi diversi, appartengono allo stesso genotipo.

Le principali aree di coltivazione del melograno sono localizzate nel bacino Mediterraneo (Spagna, Francia, Italia e Grecia), Stati Uniti (in particolare California), Nord Africa (Egitto, Marocco e Tunisia) e Asia (Turchia, Israele,Iran, India, Cina e Siria).

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Qui, per la maggior parte, troviamo frutti di grande pezzatura, forma sferica, buccia rossa brillante, arilli grandi e teneri.

In queste varietà gli arilli (i chicchi) sono caratterizzati da un seme (tegumento) erbaceo, pertanto liberi da quel antipatico e legnoso chicco e sono più facili da masticare.

Tra queste strepitose cultivar, le più pregiate sono la Wonderful, la Mollar de Elche, la Hicaz e la Rabab, rispettivamente provenienti da California, Spagna, Turchia e Iran.

Benché il nome inglese della Wonderful ci possa farla ricondurre a paesi anglosassoni, questa varietà di melograno è molto diffusa in Israele dove fu importata dalla California circa un secolo fa (Goor e Liberman, 1956). In Israele esistono diverse selezioni di melograno dal nome Wonderful, leggermente differenti per periodo di maturazione e caratteristiche organolettiche.

Photo credits: Benjamin Lipsman

Melograno e Limoni
Melograno e Limoni

Il melograno è un toccasana per corpo e mente ma anche l’occhio vuole la sua parte!

Impossibile non restare incantati dalle sue “grandi sfere” che, come scrigni, custodiscono preziosi semi.

Il frutto del melograno è identificato col nome di balausta, ovvero una grande bacca dalla buccia spessa .

Al suo interno gli arilli (i semi) giocano affinché trovino la posizione ideale, ma questa è una circostanza rara. Infatti, ogni melagrana al suo interno assumerà tratti diversi.

Nel Mondo abbiamo una grande diversificazione di cultivar (varietà) di melograno, numerose come i chicchi presenti nel frutto.

L’escalation delle melagrane è compresa in tre macro gruppi: acide, agro-dolci e dolci.

Melograno e Limoni
Melograno e Limoni

In Italia la varietà più rustica ed emblematica è la “Dolce a denti di cavallo”: il frutto ha grandi dimensioni e con buccia di colore rossiccio. La particolarità del nome è legata ai caratteristici arilli che, per forma e dimensioni, ricordano i denti degli equini. Il periodo di maturazione è variabile a seconda della zona di coltivazione ma, generalmente, possiamo individuarlo agli inizi di ottobre.

Le altre varietà esistenti di melograno risultano avere tratti molto simili alla tradizionale “Dolce a denti di cavallo”, ma differiscono per sapore e periodo di maturazione.

Esistono inoltre delle insolite varietà di melograno nero: si tratta di alcune cultivar provenienti dalla California, di cui è raccomandabile solo l’uso come ornamento.

 

Photo credits: Boss Tweed

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melograno aperto
melograno aperto

Il melograno ha sempre riscosso grande successo per i suoi valori mistici, letterari e benefici. Gli spetta, ad esempio, un posto d’onore nella cena del capodanno ebraico “Seder di Rosh haShana” come simbolo di ricchezza per la molteplicità dei suoi chicchi.

Ma tutto questo successo del melograno è puramente casuale o ha fondamenta?

Nel vero senso della parola, il segreto del melograno è custodito nelle radici, infatti sia la corteccia che le radici sono ricche di tannini (o acidi tannici).

I tannini sono polifenoli, ovvero composti chimici, che conferiscono il caratteristico colore scuro del succo della melagrana e lo contraddistinguono per il gusto acidulo-astringente.

melograno aperto

Le radici sono costituite per il 22% da acidi tannici, questo ne caratterizza da sempre l’uso nella medicina Ayurveda (India) per la potente azione astringente nei casi più estremi di dissenteria. (Pharmacographia-Fluckiger e Hanbury)

La presenza di tannini è molto concentrata anche nella buccia del frutto del melograno che a sua volta, nei suoi chicchi (arilli) custodisce preziose sostanze.

Rossi e vitali come il cuore, gli arilli sono ricchi di acidi linoleici (componenti degli Omega 6). A loro spetta il merito di essere generosi autori della prevenzione delle malattie cardiovascolari, del tumore dei condotti intestinali, avendo un potente effetto antiossidante.

Photo credits: Coniferconifer

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Melograno Coltivazione
Melograno Coltivazione

Il melograno (Punica Granatum) viene classificato come specie nel gruppo dei Fruttiferi Minori (o frutti antichi).

Per definire questa classificazione è necessario comprendere il significato attribuito a tale gruppo.

I fruttiferi minori sono le specie vegetali spontanee che non richiedono particolari trattamenti poiché di natura sono resistenti sia alle patologie che alle intemperie.

Inoltre l’attributo “minore” deriva dal passato, in quanto nel Medioevo tali specie venivano coltivate dalle classi meno abbienti sia per uso domestico che per ricavarne piccoli profitti. Oltretutto tali specie erano ritenute di poco pregio dai grandi signori, i quali prediligevano il consumo dei cosiddetti “fruttiferi maggiori”(pesco, melo, ciliegio ecc.).

A livello empirico, afferirebbero ai “fruttiferi minori” tutte quelle specie legnose da frutto con produzioni al di sotto di una soglia che per l’Italia potremmo individuare intorno alle 100.000 tonnellate (Bellini,Giordani e la Malfa-2010).

Melograno Coltivazione
Melograno Coltivazione

In antitesi a questo, negli ultimi anni stiamo assistendo a una completa rivalutazione del melograno soprattutto nell’area Mediterranea.

A suo favore giocano fattori ambientali, socio-economici e socio-culturali di rilievo.

A livello ambientale, il clima mediterraneo da sempre favorisce la propagazione del melograno, soprattutto perché è molto resistente alla salinità e predilige l’approvvigionamento idrico.

Inoltre sono stati lanciati molti progetti e manifestazioni per incentivarne l’adozione, viste le eccezionali proprietà nutritive del melograno, sia nell’ambito dell’uso domestico che in quello medico-farmaceutico.

E allora perché continuare a parlare del melograno come di un Fruttifero Minore?

Photo credits: Golf Bravo 1

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