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Melograno Dente di cavallo o Wonderful
Melograno Dente di cavallo o Wonderful

Tra le varietà di melograno presenti in botanica la “Dolce Dente di Cavallo” e la “Wonderful” sono tra la più conosciute per la loro bellezza e per le caratteristiche uniche del frutto.

Il Melograno Dolce Dente di Cavallo è parte integrante del patrimonio storico del Bel Paese, per la sua millenaria esistenza e il carattere rustico.

E’ un frutto (balausta) di grande pezzatura e lo potremmo definire “melograno con sorpresa”: verde-rossiccio sulla buccia, avvolgente e rosso-rubino all’interno.

Il “cuore” è frammentato da grandi semi trapezoidali che ricordano i denti degli equini e con delicatezza zuccherano il nostro palato.

Da quest’ultima caratteristica, possiamo individuare la prima sostanziale differenza con il Wonderful, più acidulo al gusto poiché più ricco di acidi tannici.

Melograno Dente di cavallo o Wonderful

La differenza tra le due varietà di melograno è inoltre riscontrabile anche nel seme: il Wonderful ha chicchi morbidi e masticabili (seedless) mentre il Dente di cavallo ha chicchi con un cuore ligneo.

Entrambe le varietà di melograno potrebbero essere utilizzate si per l’estrazione del succo che per il consumo fresco.

Tuttavia il Wonderful si adatta meglio per l’uso industriale rispetto al Dente di Cavallo. In effetti, ricavare la spremuta da un melograno seedless, è meno dispendioso poiché non occorre impiegare l’utilizzo di macchinari che separino gli arilli dal tegumento.

Importante affinità tra entrambe le cultivar è la presenza di antociani nel frutto; ovvero quei pigmenti, come la clorofilla, (Delgado-Vargas, 2000), che conferiscono il prezioso color rubino connesso al potere antiossidante della melagrana, che si conferma ancora una volta come frutto d’eccellenza per la nostra salute.

 

Photo credits: Irina

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Il melograno per la salute della donna
Il melograno per la salute della donna

Le potenzialità del melograno e i benefici per la nostra salute sono davvero innumerevoli e si esplicano su diversi organi e funzioni.

Il melograno, sia la pianta che il frutto, hanno in particolare effetti benefici per la salute della donna.

Si è già detto del melograno come antitumorale. E’ stato inoltre messo in evidenza che le molecole bioattive della melagrana agiscono sul tumore alla mammella, inibendo la proliferazione delle cellule tumorali, la formazione di nuovi vasi sanguigni e di metastasi.

Gli estratti di melagrana hanno, inoltre, azione simile a quella degli estrogeni quindi protettiva per la donna in menopausa, soprattutto per le ovaie e l’utero. Tant’è che si è ipotizzata una possibile funzione della melagrana come fitoestrogeno, accanto ai prodotti vegetali già noti per questa azione (come per esempio la soia). Molte donne in menopausa ricorrono ai benefici dei fitoestrogeni piuttosto che alla terapia estrogenica sostitutiva che invece ha effetti collaterali.

Il melograno per la salute della donna
Il melograno per la salute della donna

In menopausa la donna va incontro a osteopenia e osteoporosi, con una maggiore incidenza di fratture. Gli estratti di melagrana, in particolare della buccia, hanno un’azione benefica per lo scheletro: regolano la proliferazione degli osteoblasti (le cellule che “costruiscono” l’osso) e quindi sono d’aiuto nella prevenzione dell’osteoporosi.

Altra problematica legata alla menopausa è l’aumento del colesterolo che può portare a patologie cardiovascolari. I polifenoli e le antocianine, cosi come anche la punicalgina, principi attivi presenti nelle varie parti del frutto, migliorano il metabolismo lipidico e quindi prevengono le patologie cardiovascolari.

In conclusione la melagrana può essere identificata come un importante alleato per la salute della donna.

Photo credits: MartaZ*

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melograno dama e unicorno
melograno dama e unicorno

La presenza del melograno si attesta con finalità sia ornamentali sia allegoriche in alcuni manufatti del Medioevo, quando la rappresentazione di alberi, fiori e piante si perfeziona sempre più: la resa naturalistica diventa più dettagliata, la loro presenza si espande fino a comporre una sorta di quinta architettonica ove inserire scene di carattere narrativo.

Ciò si evince bene in due splendidi cicli di arazzi fiamminghi realizzati alla fine del XV secolo, dove il melograno è presente in tutta la sua carica simbolica. Il più antico, intitolato “La Dama del Liocorno”, consta di sei pannelli, cinque dedicati ai sensi.

Il secondo, intitolato “La caccia all’Unicorno”, è costituito da sette elementi in cui sono raffigurati alcuni nobili che, con l’ausilio dei cani, cacciano e imprigionano l’animale leggendario.

melograno dama e unicorno
melograno dama e unicorno

Nonostante la similarità dovuta alla rappresentazione di immagini riguardanti la favola dell’unicorno, le serie delle due tappezzerie differiscono per l’ideologia che muove i due racconti.

Sull’interpretazione del primo ciclo, la maggior parte degli studiosi è concorde nel reputarla una dichiarazione d’amore, una sorta di corteggiamento della dama protagonista della storia, e ciò spiegherebbe la presenza di esseri animali e vegetali (tra cui il melograno), densi di significati allegorici atti a illustrare il messaggio d’amore.

Il frutto del melograno, simbolo di amore coniugale e fertilità, ben visibile nel pannello raffigurante “La Vista”, alluderebbe alla speranza di un prossimo evento matrimoniale. Nel secondo ciclo invece, che non presenta una visione d’insieme coerente, potrebbe essere un’allegoria della vita di Gesù Cristo: qui i frutti sanguigni del melograno presenti nel tramezzo in cui l’Unicorno è stato rinchiuso in un recinto, si riferirebbero proprio al mistero della sua morte e passione.

Photo credits: Salix

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Un melograno di racey emin
Un melograno di racey emin

Il frutto del melograno è stato da sempre ricondotto all’universo femminile, all’intimità, alla sessualità e anche l’enfant terrible dell’arte contemporanea, Tracey Emin, ne ha colto il simbolismo in una delle sue opere più recenti.

Sono sorte più leggende su Tracey Emin che intorno a qualsiasi altro artista degli anni ’90. Le storie che narravano il suo ritiro da scuola, i lavori precari, una vita sessuale selvaggia e i traumi connessi apparvero ovunque, non solo sulle riviste d’arte.

Tutto era alimentato dall’arte della Emin, che sfruttava impietosa la sua biografia con una immediatezza scioccante.

Per Tracey Emin le emozioni sono importanti, la sua arte non deve lasciare indifferente nessuno: tutti dobbiamo sentire sulla nostra pelle il suo amore, il suo disagio, la sua vergogna e la sua rabbia. In un’intervista del 1998 dichiara: “Tutti si innamorano, tutti si sentono soli, hanno paura, scopano e muoiono. Facciamo tutti le stesse cose, tutti le conosciamo bene, eppure nessuno ne parla. È come se ci fosse una patina di educazione che ricopre ogni cosa, anche l’arte”.

Un melograno di racey emin

Nella sua opera più famosa, My Bed del 1999, Tracey espone il suo letto, nella sua imbarazzante evidenza: bottiglie vuote, mozziconi spenti fra lenzuola macchiate, slip usati. Il suo esaurimento nervoso dopo la fine di un amore diventa condiviso con tutto il mondo, negando la distinzione fra spazio pubblico e privato.

Negli ultimi anni la ragazza arrabbiata di sempre prova a ridefinire la sua identità, abbandonando gli eccessi che l’hanno contraddistinta, realizzando una serie di opere che parlano della calma e della tranquillità ritrovate.

“Secret of the world”, che rappresenta una melagrana, fa parte proprio di questo nuovo filone di opere.

Il delicato melograno realizzato in bronzo fuso e patinato in bianco, non celebra il lato sessuale della Emin, la sua identità promiscua, ma il suo lato più forte e sofisticato. La pelle metallica del melograno incarna la sua resistenza al mondo e il suo centro morbido e vulnerabile è il suo personale regalo allo spettatore. Chi ha detto che un diario deve restare per sempre segreto?

Photo credits: Flavia Giordano

 

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La Melagrana
La Melagrana

Era una domenica, di novembre. Così inizia nelle “Novelle” di Grazia Deledda quella dal titolo “La Melagrana”.

Forse non tutti la conoscono bene, ma provate ad entrare per un momento nel mondo di una “Alice” (In Wonderland) nella Sardegna di oltre cento anni fa. Pensate a una bambinetta che non amava affatto la scuola, ma che appena poteva si tuffava nei libri (iniziò con quelli che lo zio le aveva donato) e che ben presto apprese l’arte del gioco delle parole e si mise a scrivere fino all’ultimo dei suoi giorni racconti, novelle, romanzi, fiabe.

E pensate alla sua terra sarda, che potete immaginare grazie alla narrazione: una mappa sensoriale di dense descrizioni di colori, suoni e profumi.

Ne “La Melagrana” ci troviamo in una guerra dei bottoni: per strada ci sono i figli del fornaio, della stiratrice, del lucidatore di mobili e del carbonaio, tutto nero.

La Melagrana
La Melagrana

Tutti lo temono, il figlio del carbonaio, e quel giorno è pateticamente cattivo. Sta per iniziare la lotta ma a distrarlo sono proprio i frutti del melograno. E tra questi spicca “la prima melagrana del giovane albero, che la offriva in mostra, rossastra, dura e col capezzolo spaccato, con una insolenza provocatrice”. L’oggetto della contesa è proprio il frutto del melograno, protagonista di un finale drammatico, dove il sangue rosso vermiglio si tinge di viola.

Ma lasciamo queste sfumature violacee, un poco tristi e restiamo – cari lettori – proiettati verso la primavera, quando il melograno inizierà a rinverdire, dopo l’inverno in cui è stato fermo e secco. I suoi ultimi frutti sono stati consumati ormai, messi in bell’aspetto al centro tavola o appesi alle porte dentro le ghirlande, rosse e verdi.

Photo credits: Jason Toff

 

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gelatina melagrana
gelatina melagrana

Un dolce al cucchiaio dalla consistenza morbida e avvolgente, un esplosione di gusto colorato e dal delicato equilibrio, dove il dolce della melagrana è bilanciato dall’amaro del cacao e dal retrogusto acidulo della panna yogurt.

Cosa ci metto?
Ingredienti per 4 persone
PER LA GELATINA DI MELAGRANA:
1 melagrana
3 fogli di colla di pesce

PER LA PANNA YOGURT ALLA VANIGLIA:
200 ml di panna liquida
250 g di yogurt bianco
½ stecca di vaniglia

PER LA CHANTILLY AL CACAO AMARO:
90 g di zucchero semolato
2 tuorli
500 m di latte
50 g di maizena
200 ml di panna liquida
3 cucchiai di cacao amaro

3-4 fette di pain d’epice

gelatina melagrana

Tempi preparazione: 3 ore 30 minuti

Come lo preparo?
PER LA GELATINA:
Apri una melagrana, ricavane i chicchi e frullali. Filtra il succo e versalo in un pentolino.
Appena il succo sta per bollire, aggiungi i fogli di colla di pesce ben strizzati e precedentemente ammorbiditi in acqua fredda.
Fai sciogliere la colla di pesce a fiamma spenta.
Versa la gelatina in una teglia coperta da pellicola trasparente. Copri e riponi in frigorifero per 3 ore, sino a quando la gelatina non si sia ben solidificata per essere tagliata a cubetti.

PER LO YOGURT PANNA ALLA VANIGLIA:
Monta leggermente la panna in modo che diventi lucida ma non troppo dura. Aggiungi i semi di vaniglia. Mescola delicatamente. Unisci lo yogurt bianco.
Il composto finale dovrà essere spumoso e omogeneo. Conserva in frigorifero sino al momento dell’utilizzo.

PER LA CHANTILLY AL CACAO AMARO:
Prepara una crema leggera montando i tuorli con lo zucchero. Non appena avrai ottenuto un composto spumoso, aggiungi il latte freddo e la maizena. Mescola in modo da ottenere un composto omogeneo. Trasferisci il tutto in una pentola e cuoci sino a quando la crema non si sia rappresa diventando abbastanza densa. Lascia raffreddare completamente.
Monta la panna. Aggiungi il cacao amaro setacciato e unisci il tutto alla crema fredda. Mescola delicatamente in modo da ottenere una consistenza molto morbida.

PER IL BICCHIERE:
Taglia le fette di pain d’epice a cubetti e sistemali sul fondo di ogni bicchiere.
Versa sopra, senza schiacciare, la panna yogurt alla vaniglia. Prosegui la composizione con la gelatina di melograno tagliata a cubetti.
Aggiungi uno strato di chantilly al cacao amaro e completa il bicchiere monoporzione con un cerchio di gelatina di melagrana leggermente più piccola del diametro del bicchiere stesso.

Photo credits: Cristina Saglietti

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vellutata_zucca_melograno

Una morbida e delicata cremosità, un piatto in cui il dolce della zucca viene esaltato dal sapore agrodolce dei chicchi della melagrana.

 

Cosa ci metto?
Ingredienti per 4 persone
1 kg di zucca già pulita
400 g di patate
1/2 cipolla
brodo vegetale q.b.
curcuma
20 g di burro
chicchi di melagrana
parmigiano reggiano
crostini di pane
olio extravergine di oliva
sale

 

vellutata_zucca_melograno

Come lo cucino?

Pulisci la zucca, eliminando la buccia e i semi con relativi filamenti, e sbuccia le patate.
Riduci entrambe le verdure a cubetti.
In una padella capiente versa un filo d’olio con la cipolla affettata e le verdure.
Fai rosolare per due minuti, sala e aggiungi un po’ di acqua o, meglio, di brodo vegetale. Insaporisci con la curcuma.
Copri e lascia cuocere per almeno 40 minuti o comunque finché la verdura non tenderà a sfaldarsi. Aggiungi sempre dell’acqua o del brodo man mano: le verdure non dovranno mai asciugarsi ma non dovranno nemmeno essere completamente immerse.
A fine cottura condisci con il burro a pezzetti. Mescola in modo che si sciolga e si amalgami alle verdure.
Fai raffreddare un po’ e poi passa il tutto con un frullatore ad immersione.
Condisci con un filo d’olio crudo, delle scaglie di parmigiano e chicchi di melagrana.
Photo credits: Manuela Boccone

 

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Proprietà smacchianti del melograno
Proprietà smacchianti del melograno

Cosa sono i superfood? Il melograno è uno di questi?

Non esiste una definizione tecnica di superfood, tuttavia questo è un termine che è entrato a far parte del vocabolario quotidiano.

I superfood sono alimenti che vengono considerati benefici e dotati di proprietà salutistiche. Le definizione dell’Oxford English Dictionary recita “un superfood è un alimento denso di nutrienti come vitamine, minerali, fibre, antiossidanti e fitonutrienti”. Secondo le definizioni, i superfood conferirebbero benefici maggiori rispetto agli altri alimenti.

Alcuni esempi di superfood sono i mirtilli, il cacao, le barbabietole, le bacche di acai e, appunto, il melograno. Ma effettivamente ci sono prove dell’efficacia di questi alimenti? Gli studi, in effetti, hanno dimostrato che ogni superfood ha proprietà differenti e agisce su diversi distretti corporei e apparati, ma sono tutti caratterizzati dalla presenza di molecole bioattive.

Macchia di Melograno
Macchia di Melograno

Il melograno, in modo particolare, contiene tannini, polifenoli, antocianine, flavonoidi, acidi organici; ciascuna parte del frutto del melograno (dalla buccia, alla polpa, ai semi) apporta in misura differente una particolare molecola bioattiva, esplicando funzioni diverse. Si tratta di molecole antiossidanti presenti nel melograno, che hanno la capacità di proteggerci dall’azione dei radicali liberi, dei raggi ultravioletti e dagli effetti dell’inquinamento, contribuendo a ciò che viene definito in medicina moderna “antiaging”.

Tuttavia, l’idea che alcuni cibi possano essere considerati “super” potrebbe spingere a pensare che gli altri alimenti non siano necessari. È irrealistico pensare che un singolo alimento possa darci cosi tanti benefici. Piuttosto dovremmo essere sempre spinti a pensare che in un contesto di stile alimentare corretto ed equilibrato, alimenti dotati di proprietà altamente benefiche come quelli citati in questo articolo possono concorrere al miglioramento del benessere del nostro organismo e anche alla prevenzione di alcune patologie.

Photo credits: AAB_BAA

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Melograni aperti
Melograni aperti

Il melograno è uno dei frutti più raffigurati sui tappeti orientali: si ritrova in tutta l’Asia, ma in particolare nell’iconografia cinese e islamica. Le sue origini affondano le radici, molto tempo fa, in Mesopotamia e nell’antica Persia, come dimostrano ritrovamenti archeologici risalenti al III millennio a.C. effettuati a Susa e in Lorestan. Attraverso la via della Seta, poi, giunse in Cina.

Chicchi di melograno
Chicchi di melograno

La scelta di raffigurare il melograno, dandogli valenze leggendarie, deriva con grande probabilità dalla sua nota caratteristica di essere una pianta autosufficiente e dallo scarso bisogno di acqua che, in terre aride come quelle asiatiche, costituiva un segno di prosperità e ricchezza. Soprattutto i suoi chicchi succosi e colorati davano l’idea della fertilità. Infatti, proprio i chicchi del melograno hanno una larga rappresentazione sui tappeti del periodo della dinastia persiana dei Safavidi (XVI-XVIII sec. d. C.), come dimostra uno degli esempi più pregiati, esposto oggi al Victoria & Albert Museum di Londra.

L’idea, realizzata su questo e su altri tappeti, è quella di raffigurare il frutto aperto, spaccato a metà, a volte teso anche a formare figure geometriche, per dar risalto ai chicchi e al rigoglioso interno. La stessa dinastia dei Safavidi scelse di disegnare sui tappeti anche i fiori dell’albero del melograno – il cui motivo prese il nome di un sovrano, shah abbasi – le corolle e gli alberi per intero, per dare risalto alle singole parti di questa pianta prodigiosa e piena di significati.

Photo credits: Michel wal

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Carducci e il Melograno
Carducci e il Melograno

L’arte botanica della coltura del melograno è radicata pressoché in ogni angolo del globo.

Potremmo dire: paese che vai, melograno che trovi. In effetti oggi al mondo esistono differenti cultivar (varietà), che sebbene abbiano nomi diversi, appartengono allo stesso genotipo.

Le principali aree di coltivazione del melograno sono localizzate nel bacino Mediterraneo (Spagna, Francia, Italia e Grecia), Stati Uniti (in particolare California), Nord Africa (Egitto, Marocco e Tunisia) e Asia (Turchia, Israele,Iran, India, Cina e Siria).

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Qui, per la maggior parte, troviamo frutti di grande pezzatura, forma sferica, buccia rossa brillante, arilli grandi e teneri.

In queste varietà gli arilli (i chicchi) sono caratterizzati da un seme (tegumento) erbaceo, pertanto liberi da quel antipatico e legnoso chicco e sono più facili da masticare.

Tra queste strepitose cultivar, le più pregiate sono la Wonderful, la Mollar de Elche, la Hicaz e la Rabab, rispettivamente provenienti da California, Spagna, Turchia e Iran.

Benché il nome inglese della Wonderful ci possa farla ricondurre a paesi anglosassoni, questa varietà di melograno è molto diffusa in Israele dove fu importata dalla California circa un secolo fa (Goor e Liberman, 1956). In Israele esistono diverse selezioni di melograno dal nome Wonderful, leggermente differenti per periodo di maturazione e caratteristiche organolettiche.

Photo credits: Benjamin Lipsman

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