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fiori melograno
fiori melograno

Nelle medicine alternative, in particolare nelle tradizioni orientali, il melograno è molto utilizzato come rimedio, e viene sfruttato in tutti i suoi componenti. Per esempio, nella tradizione della medicina Ayurvedica la radice e la scorza sono considerate e utilizzate come sostanze vermifughe e indicate contro i parassiti intestinali; gli estratti secchi della buccia del melograno curano, inoltre, le afte e le ulcere. Nella medicina Unani vengono utilizzati anche gli estratti dei fiori come rimedio per il diabete.

Studi farmacologici hanno effettivamente confermato questa capacità: gli estratti dei fiori della melagrana hanno attività ipoglicemizzante e migliorano la tolleranza glucidica dopo un pasto. È stato anche osservato che alcuni costituenti dei fiori di melograno hanno proprietà antiossidanti e antinfiammatorie: gli estratti dei fiori inibiscono i fattori che inducono la tossicità e l’infiammazione, in particolare la loro azione si esplica a livello del fegato.

fiori melograno
fiori melograno

Altri studi sono stati fatti per capire il ruolo degli estratti dei fiori di melograno sul metabolismo dei grassi. È stato osservato che il trattamento con estratti di fiori di melograno migliora i livelli di trigliceridi e di colesterolo nel sangue. Questa scoperta è importante per le implicazioni che può avere nel trattamento e nella prevenzione delle patologie cardiovascolari, anche come complicanze del diabete, che spesso si accompagna con problematiche del metabolismo dei grassi.

Photo credits: Vinay Shivakumar 

 

 

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Coltivare il melograno: innesto e talea
Coltivare il melograno: innesto e talea

Il melograno si presta a molteplici tecniche culturali per la propagazione, ma il sistema di maggior successo è il taleaggio.

E’ impiegato anche il sistema di innesto a spacco, ma quest’ultimo richiede minuziosi accorgimenti e pertanto è raccomandabile effettuarlo solo in strutture specializzate nel micro-innesto.

Cliché da abbandonare è la moltiplicazione da seme, poiché si corre il rischio di riprodurre dei “sosia” piuttosto che la varietà desiderata!

Coltivare il melograno: innesto e talea

Fari puntati sulla propagazione per talea, il metodo più semplice ma anche il più vincente.

Quali sono le istruzioni d’uso? Il segreto è custodito proprio nei rami e nelle radici del melograno.

Infatti la talea è una porzione dei rami, tagliata trasversalmente. Solitamente le dimensioni ideali sono di 20-25 cm: per ricavarla è indispensabile farlo durante la fase di riposo vegetativo (in inverno) quando la pianta va “in letargo”.

Per l’impiego è essenziale tenere in mente che le talee necessitano di idratazione (acqua), un buon composto per radicare (terriccio e/o ormoni radicanti) e prediligono l’ombra, specie se non vengono utilizzate subito.

Sia che si voglia creare una piantina di melograno fai da te in casa e sia che il taleaggio sia applicato su grande scala nei vivai, la tecnica è la medesima.

 

Photo credits: THOR

 

 

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melograno nella roma antica
melograno nella roma antica

Marco Porcio Catone (III-II sec. a. C.) nel suo “De agricultura” dà illuminanti consigli per i dolori di pancia riferendosi proprio al melograno: “Contro le coliche e le diarree e se danno fastidio tenie e vermi, prendi trenta melagrane acerbe, pestale, mettile in un orcio e versa tre congi di vino nero aspro. Sigilla con pece l’orcio. Dopo trenta giorni aprilo e usane il contenuto; bevine a digiuno un’emina”.

Columella (I° sec. d. C.) scrive anche lui un “De agricultura”, in cui parla del melograno come medicamento per le coliche e propone una ricetta simile a quella di Catone, ma aggiunge consigli per la coltivazione: “Il melograno si pianta in primavera fino al 1° aprile. Se produce un frutto amaro o poco dolce va posto rimedio in questo modo. Con sterco di maiale e umano bagna le radici con orina umana vecchia. Questa operazione rende l’albero fertile […].

melograno nella roma antica

Aulo Cornelio Celso (I° sec. d. C.) nel “De medicina” ci dice che contro la tonsillite: ” viene spremuto il succo da una melagrana dolce e nella quantità di un sestario viene cotto a fuoco lento finché non assume la consistenza del miele”.

Infine Plinio (I sec. d.C.) nella “Naturalis historia”: “Insegnano che con quella si stimola la diuresi e che cotta nell’aceto con galla rende stabili i denti traballanti. È richiesta contro la fiacchezza delle gestanti poiché al solo gustarla muove il feto. La melagrana viene divisa e lasciata macerare per circa tre giorni in acqua piovana. Questa è bevuta fredda dai celiaci e da coloro che sputano sangue. Dall’acerba si ricava un medicamento che si chiama stomatico, utilissimo per le malattie della bocca, delle narici, degli orecchi, contro l’oscuramento della vista, contro escrescenze di carne sulle unghie, ai genitali, contro quelle malattie che chiamano ulcere corrosive e alle piaghe che si formano sulle ferite”.

Perle di antica sapienza che, sin d’allora, attestano i benefici del melograno per il corpo e la salute dell’uomo.

 

Photo credits: Martin Fisch

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i segreti per coltivare il melograno
i segreti per coltivare il melograno

Il melograno è una pianta di naturale bellezza che, per crescere rigogliosa, necessita di piccoli e mirati accorgimenti.

Il nemico numero uno del melograno è l’umidità, che ne provoca la spaccatura dell’epidermide e quindi la fuoriuscita dei preziosi grani. Pertanto predilige ambienti asciutti, clima mite e terreno ben drenato.

Sebbene il melograno possa svilupparsi nelle zone più aride, richiede un notevole fabbisogno idrico soprattutto in primavera ed estate. Perciò il suo asso nella manica sarà l’acqua, ma occhio a calibrarne bene l’uso!

i segreti per coltivare il melograno

Secondo uno studio dell’Università del Cile (paese in cui la varietà più prodotta è la Wonderful), l’intensità di colore sui frutti cambia secondo l’irradiazione solare. Ma anche in questo caso, l’esposizione va dosata. Quando infatti il sole “bacia” troppo il melograno, può causare antipatiche scure macchioline sull’epidermide e nei casi più estremi compromettere il contenuto del frutto.

La “crema solare” contro le ustioni potrebbe essere l’applicazione sui frutti di argilla bianca (caolino); tuttavia la soluzione meno costosa è prediligere sesti d’impianto ampi che facilitano la graduale somministrazione della Luce.

Come tutte le belle donne, anche “Miss Melograno” desidera ogni tanto una spuntatina alla sua indomabile chioma.

Indispensabile la potatura estiva per eliminare i succhioni (germogli) mentre la potatura invernale sarà necessaria solo per eliminare rami rotti o controllare l’andamento dell’albero.

 

Photo credits: Kate Ter Haar

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theran melograno
theran melograno

In una parte del nostro immaginario l’Iran e la sua capitale Tehran, patria del melograno, sono luoghi incantati colmi di giardini e parchi esotici dalla natura generosa. Il lungometraggio diretto da Massoud Bakhshi, Tehran has no pomegranates! (Tehran non ha più melograni), è pronto a sfatare questo mito.

Il film inizia con un testo dell’antico libro persiano Asar-al-Bilad che descrive la capitale nel tredicesimo secolo: “Teheran è un grande villaggio vicino alla città di Rey, piena di giardini e alberi da frutto. I suoi abitanti vivono in buche sotterranee simili a formicai. Il villaggio è costituito da diversi quartieri che sono costantemente in guerra. Principali occupazioni degli abitanti di Tehran sono il furto e il crimine, anche se il re crede di governare su tutto. Qui crescono frutti meravigliosi, in particolare un eccellente melograno, che si trova solo a Teheran”.

 

theran melograno

Dal principio del film si capisce che l’obiettivo è raccontare la capitale iraniana, dalla sua fondazione nel 1241 a.c. fino all’impatto con la modernità, seguendo tutte le sue trasformazioni da piccolo villaggio a moderna megalopoli. Impresa impossibile in un’ora, tanto che, nei primi minuti del film il regista, con voce fuori campo, legge una finta lettera al presidente, in cui esprime rammarico per non essere stato in grado di completare il suo documentario.

Bakhshi mente perché non vuole scattare un’istantanea della città ma sottolineare che Tehran trova la sua identità nel caos, nel ponte tra presente e passato, realtà e finzione. Decide così di combinare vecchi filmati in bianco e nero (molti dei quali falsi) a materiale girato a colori, confondendo lo spettatore.

Ma adesso dove sono i melograni? Alla fine del film vediamo Bakhshi affranto ma speranzoso per il futuro, che decide di abbandonare il documentario su Tehran per dedicarsi a un altro film sulle meravigliose melagrane della città vecchia, quelle che ormai che non ci sono più, spazzate via dall’inquinamento.

 

Photo credits: Khashayar Elyassi

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melograno opere del 900
melograno opere del 900

In moltissime poesie del Novecento troviamo il melograno. Ad esempio ne scrive Paul Valéry (Sète, 30 ottobre 1871 – Parigi, 20 luglio 1945) scrittore, poeta e aforista francese ne “Le melegrane”.

 

“Melagrane dure, spaccate

dall’urger soverchio dei chicchi,

o fronti sovrane, pei ricchi

pensieri compressi, scoppiate”

 

pere e melograno

E anche Gabriele D’Annunzio, che descrive i frutti del melograno in tutta la loro carica esplosiva, tanto sono ricchi e pieni di grani, incontenibili.

 

“Il frutto del melograno gonfio di maturità

si fendeva subitamente

come una bella bocca

sforzata dall’impeto di un riso cordiale”

 

melograno e pere

Così Federico Garcia Lorca nella sua “Canzone Orientale” del 1920 parla del melograno come di un frutto carnale, ancestrale:

 

“È la melagrana profumata

un cielo cristallizzato

(Ogni grana è una stella

ogni velo è un tramonto)

La melagrana è come un seno

vecchio di pergamena,

La melagrana è un cuore

che batte sul seminato

La melagrana è il tesoro

del vecchio gnomo del prato

Ma la melagrana è il sangue,

sangue sacro del cielo

La melagrana è la preistoria

del sangue che portiamo

Potessi essere come sei tu, frutto,

passione sulla campagna!”

 

E poi si aggiunga l’affezione di Emily Dickinson per questo albero. Ce ne parla Serena Dandini nel suo libro “Dai Diamanti non nasce niente” citando una biografia della poetessa: Emily Dickinson’s Gardens di Marta McDowell. Qui si dipinge Emily come una donna che amava stare all’aria aperta nel suo giardino peraltro alquanto rigoglioso. Si legge: «Inginocchiata nel fango a piantare bulbi per le stagioni a venire. Oppure, nel calore della serra, si occupava delle pianticelle più delicate, oleandri e melograni, al riparo dai rigori invernali».

 

Photo credits: Lexi Blue

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aperitivo melograno finocchio e ginger
aperitivo melograno finocchio e ginger

Un succo energetico, stimolante dal sapore insolito: un toccasana per la stanchezza che ci può cogliere in primavera.

 

Cosa ci metto?

Ingredienti per due persone:

1 melagrana

2 finocchi

1 pezzetto di zenzero fresco

1 limone

sale

pepe

aperitivo melograno finocchio e ginger
aperitivo melograno finocchio e ginger

Come lo cucino?

Lava i finocchi ed elimina le eventuali parti ammaccate o scure e tagliali a fette nel senso della larghezza, così reciderai le fibre e otterrai più succo.

Taglia a metà il melograno e spremilo con lo spremi agrumi come se fosse un’arancia.

Passa i finocchi tagliati nella centrifuga insieme al succo di melograno e a un pezzetto di zenzero grande quanto una nocciola o più, secondo il tuo gusto.

Condisci la bevanda così ottenuta con succo di limone fresco, sale rosa integrale e pepe nero, servi con cubetti di ghiaccio.

 

Photo credits: Antonella Michelotti

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Crema di patate con quenelles di amaranto, tarassaco e melagrana
Crema di patate con quenelles di amaranto, tarassaco e melagrana

Cosa ci metto?

Ingredienti per 4 porzioni:

500 g di patate sbucciate a pezzi

½ cucchiaino di curcuma

1 rametto di menta

1 rametto di timo

240 g di amaranto

8 piantine di tarassaco

1 melagrana in chicchi e ½ in succo

1 cucchiaio di miele

acqua

pepe nero Jamaica

sale marino integrale

olio extravergine d’oliva

 

Crema di patate con quenelles di amaranto, tarassaco e melagrana
Crema di patate con quenelles di amaranto, tarassaco e melagrana

Tempo: 40 minuti

Come lo cucino?

Cuoci le patate con mezzo cucchiaino di sale e la curcuma in poca acqua. Tienine da parte circa 50 g per le quenelles. Frulla con poco olio e aggiungi delle foglie dimenta. Monda quindi le piantine di tarassaco lasciandole intere.

In un pentolino scalda due cucchiai d’acqua e uno di miele, aggiungi la mezza melagrana spremuta e i chicchi, facendo addensare appena.

Cuoci l’amaranto per assorbimento, ponendolo nello stesso volume di acqua e con mezzo cucchiaino di sale. Lascia raffreddare appena e impasta con pepe nero, timo, menta le patate tenute da parte e due piantine di tarassaco sbollentate e grossolanamente tritate.

Prepara delle quenelles, ponile in teglia su carta forno e inforna per renderle appena croccanti (circa 7 minuti a 180°).

Per impiattare, poni le quenelles sul fondo del piatto, versa la crema calda senza ricoprirle, disponi un cucchiaino di chicchi glassati accanto alle quenelles e una piantina di tarassaco intera.

Condisci con un filo d’olio.

Crema di patate con quenelles di amaranto, tarassaco e melagrana
Crema di patate con quenelles di amaranto, tarassaco e melagrana

 

Photo credits: Amula Cucina Creativa

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melograno
melograno

La versatilità è una delle caratteristiche della melagrana. I chicchi possono essere mangiati tal quali oppure trasformati in succhi, marmellate, aceto, vino, sciroppo. Per questo, è un frutto molto utilizzato nell’industria conserviera.

Oltre che a scopo alimentare, la melagrana ha anche altre possibilità di utilizzo. Per esempio, dalla corteccia delle radici e dalla buccia si estraggono sostanze coloranti. In particolare, dalla radice si estrae un colorante giallo utilizzato per i tessuti e le lane; per la presenza dei tannini e dei flavonoidi la colorazione risulta particolarmente resistente. Dalla radice, si estraggono invece coloranti per la cosmesi.

melograno

Ma dalla melagrana si possono preparare anche impacchi e decotti. Ad esempio, utilizzando la corteccia della radice si possono ottenere decotti dall’azione antispasmodica a livello dell’intestino e curativa della dissenteria.

Ecco qui una semplice ricetta: far macerare per 24 ore 60 g di corteccia di radice, precedentemente essiccata, in due bicchieri di acqua. Far bollire fino a ridurre a un solo bicchiere di acqua; filtrare e bere per più volte al giorno.

Con i fiori del melograno si può ottenere un infuso utile per lavande vaginali.

Gli estratti della melagrana sono molto utilizzati nell’industria della cosmesi e oggi si trovano sul mercato molti prodotti come creme viso, maschere per capelli a base di melograno, dall’azione antiossidante, ringiovanente e protettiva dello strato del derma.

Possiamo preparare in casa una maschera per il viso utilizzando semi di mezza melagrana, un cucchiaio di olio extra vergine di oliva, un cucchiaino di miele, un cucchiaio di avena. Si versa il tutto in un frullatore fino ad ottenere un composto cremoso e liscio da applicare sul viso per una ventina di minuti e poi risciacquare accuratamente.

 

Jean Valnet Fitoterapia Guarire con le piante 2005

Photo credits: Daniela Vladimirova

 

 

Filosofi Greci
Filosofi Greci

Delle proprietà benefiche e terapeutiche del melograno si sa molto grazie a numerosi trattati di agricoltura, medicina e cucina scritti da autori greci e romani.

Si legge che il frutto del melograno fosse usato come medicinale, come tintura, cucinato e coltivato in tantissimi modi diversi, sia per curare malesseri di varia natura, sia per essere gustato al meglio delle sue possibilità.

Filosofi Greci
Filosofi Greci

Dioscoride (I° sec. d. C.) ne distingue le varietà: “Ogni melagrana è di sapore gradito ed utile allo stomaco, ma è di scarse capacità alimentari. Tra di loro quelle più dolci sono ritenute più utili allo stomaco, ma intorno ad esso generano alquanto calore e leggera flatulenza, per cui non giovano ai febbricitanti. Quelle amare giovano allo stomaco infiammato e lo contraggono di più e stimolano meglio la diuresi ma sono poco gradite alla bocca e astringenti. Quelle dal sapor di vino hanno proprietà intermedie”.

Anche Teofrasto (IV sec. a.C) nella “Historia plantarum” parla del melograno in questi termini: “Pochi alberi e in pochi luoghi sembrano mutare sì che la specie diventi domestica da un seme selvatico o migliore da una peggiore; sappiamo che questo è avvenuto solo nel melograno in Egitto e in Cilicia; che quello amaro piantato e seminato in Egitto assume un po’ di dolcezza e di sapore di vino, in Cilicia vicino al fiume Pinaro, dove si combatté contro Dario, tutti nascono dando frutti senza seme”.

Queste testimonianze attestano quindi l’importanza del frutto e dell’albero del melograno anche in epoca classica.

 

Photo credits: Matt Neale

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