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Smoothie di melograno con latte di mandorle e banane
Smoothie di melograno con latte di mandorle e banane

Cosa ci metto?

Ingredienti per due persone

1 melagrana

1 banana

400 ml di latte di mandorle

succo di agave

 

Tempi preparazione: 10 minuti

 

Smoothie di melograno con latte di mandorle e banane
Smoothie di melograno con latte di mandorle e banane

Come lo preparo?

Spremi la melagrana tagliata a metà con lo spremi agrumi, come fosse un’arancia, passa il succo ottenuto da un colino a trama fine e tienilo da parte.

Versa il latte di mandorle nel frullatore, aggiungi la banana a tocchetti e il succo di melagrana.

Assaggia e, se preferisci, dolcifica con uno spruzzo di succo di agave.

Otterrai una bevanda molto nutriente e sempre gradita anche dai bambini.

 

Photo credits: Antonella Michelotti

 

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Insalata di papaya, melograno, avocado e topinambur
Insalata di papaya, melograno, avocado e topinambur

Cosa ci metto?

Ingredienti per 4 persone:

3 cucchiaini di miele

60 ml di succo di cedro (o limone ben maturi)

80 ml di olio evo

sale

1 cucchiaino di senape

pepe macinato al momento

basilico tritato

1 papaya di grandezza media tagliata a cubetti

2 avocado medi

4 topinambur

1 melagrana

 

Tempi preparazione: 20 minuti

 

Insalata di papaya, melograno, avocado e topinambur
Insalata di papaya, melograno, avocado e topinambur

 

Come lo preparo?

Sbuccia e taglia a cubetti della stessa dimensione l’avocado, la papaya e il topinambur.

Per evitare che l’avocado si annerisca cospargilo con succo di limone e conservalo in una coppetta insieme al suo nocciolo.

Metti in una ciotola il miele, il succo di cedro, olio, sale, pepe, senape e basilico. Sbatti per amalgamare e rendere cremosa l’emulsione.

Sistema i cubetti di papaya, di avocado e topinambur a strati all’interno di un coppapasta rotondo (uno per ogni commensale) e termina con i chicchi di melagrana.

Per sbucciare il melograno senza perdere tempo taglia in due il frutto, munisciti di un mattarello maneggevole di piccole dimensioni e dai dei piccoli colpetti sulla buccia del frutto: vedrai uscire con estrema facilità i preziosi chicchi rossi.

Condisci con la vinaigrette, togli il coppapasta e servi.

 

Photo credits: Alessandra Spina

 

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Gli estratti del melograno e le sue funzioni sulla pelle
Gli estratti del melograno e le sue funzioni sulla pelle

Dalla melagrana si possono ottenere differenti sostanze. Dai semi, per spremitura a freddo è possibile ricavare l’olio.

Dalla melagrana è possibile ottenere anche altri tipi di estratti come l’estratto acquoso di succo fermentato e l’estratto acquoso del pericarpo. Il succo ottenuto dalla spremitura dei piccoli semi viene lasciato fermentare per un certo tempo dopo l’aggiunta di lieviti. Successivamente, la frazione alcolica viene separata e quella restante subisce un processo di concentrazione. L’estratto così ottenuto, di colore rosso brillante è particolarmente ricco di antocianine, antiossidanti molto efficaci contro il processo d’invecchiamento. Non solo, il succo ottenuto risulta molto ricco di ferro, utile quindi in caso di anemie, e di altri minerali come calcio, potassio, magnesio, selenio, zinco.

Gli estratti del melograno e le sue funzioni sulla pelle
Gli estratti del melograno e le sue funzioni sulla pelle

Per ottenere l’estratto del pericarpo, cioè della parte esterna del frutto, si utilizzano appunto i pericarpi lasciati essiccare e fatti bollire in acqua. Il liquido ottenuto viene filtrato e concentrato. In questo caso, si ottiene una sostanza ricca in flavonoidi e tannini che, bevuta, avrà un effetto benefico su tutto il tessuto connettivo, cioè su quelle strutture di sostegno degli organi e della pelle.

Il processo d’invecchiamento è accompagnato dalla perdita di struttura e di funzionalità proprio del connettivo. Alcuni studi hanno dimostrato che gli estratti acquosi del pericarpo e il succo fermentato stimolano la proliferazione delle cellule del tessuto connettivo; ciò significa che il melograno non soltanto può avere una funzione preventiva sull’invecchiamento ma anche riparatrice del danno ai tessuti.

 Photo credits: thechallahblog 

0 2012
melograno dipinto
melograno dipinto

La domanda sempre crescente di melograno ha ultimamente spinto a valutare strategie per migliorare la shelf-life (vita da scaffale) ed estendere la vendita oltre il periodo di maturazione del frutto. Non solo da settembre a novembre ma l’obiettivo dei produttori è quello di avere disponibile il melograno tutti i giorni.

Il delicato punto di partenza è il processo di maturazione. Di natura, il melograno è un frutto non climaterico, ovvero non completa la maturazione una volta reciso dall’albero.

Pertanto è fondamentale raccogliere i frutti a maturazione compiuta, quando il essi raggiungono l’apice delle proprietà organolettiche, nutritive e funzionali. Infatti una tarda raccolta predispone il frutto al rapido deterioramento, nemico della conservazione a lungo termine.

 

melograno dipinto

Come raccogliere i frutti?

E’ indispensabile procedere con cura perché le manipolazioni energiche potrebbero creare abrasioni e spaccature sulla buccia, pregiudicando le sostanze nutritive.

Inevitabilmente, queste lesioni aumenterebbero il proliferarsi di batteri responsabili di muffe in fase di conservazione. Pertanto è raccomandabile recidere il frutto dall’albero, supportati da cesoie per la potatura delle foglie.

 

Durante la fase di post raccolta è fondamentale non alterare la natura del frutto, in quanto fisiologicamente il melograno ha già raggiunto il grado ottimale di umidità per poter essere conservato. Sarà pronto al consumo fresco (il giorno stesso o massimo dopo 4-5 giorni), ma in seguito richiederà la conservazione in frigo .

In cucina lo conserveremo in sacchetti di plastica alimentari alla consueta temperatura frigo, mentre le aziende specializzate avvolgeranno i contenitori di melograni con specifici film plastici o in apposite buste variando il termostato secondo i mesi di conservazione e le caratteristiche dalla varietà (grado di zuccheri, maturazione ecc.).

 

Photo credits: Joshua Tabti

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Coltivare il melograno: innesto e talea
Coltivare il melograno: innesto e talea

Provate a chiedervi quanti chicchi racchiude una melagrana. Tirate a indovinare, il numero di grani o arilli stivati nella sua bacca, tra la sua polpa astringente e carnosa. Se ne possono contare almeno seicento, come gemme di rubino, rosso granato, come il vessillo che caratterizza la bella città andalusa di Granada, il più famoso centro di lavorazione del suo frutto.

Ci piace pensare al frutto globoso e coronato, chiamato anche come balaustio, come un piccolo regno e, i suoi grani vinosi, come abitanti luminosi. Centinaia di semi, poligoni in comune, divisi solo da una pellicola ocra, sottile, quasi trasparente che probabilmente aspetta ancora una definizione.

Coltivare il melograno: innesto e talea

Chi ancora non crede che la sua bacca contenga così tanti chicchi, con una dose di pazienza può conteggiarli e magari dare loro un significato di onestà e correttezza per ognuno di essi così come facevano i popoli ebraici paragonandoli alle seicentotredici prescrizioni o mitzvot scritte nella Torah o come i babilonesi che li masticavano prima della battaglia per rendersi imbattibili.

Con questo frutto le metafore si amplificano e si perdono tra le varie civiltà che gli hanno attribuito numerose simbologie.

Il segreto della fertilità risiederebbe ad esempio proprio nel numero dei suoi chicchi o forse perché sarebbe stata addirittura Venere la prima divinità piantare l’albero di melograno nel suo giardino in onore di Zeus. Tale metafora si sarebbe tramandata poi in tutta l’Europa fino ai giorni nostri con i dipinti del millequattrocento che usavano porre in mano alle figure mistiche proprio un pomo di melograno per auspicare un nuovo concepimento e donare un altro essere all’umanità.

 

Photo credits: Thor

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coltivazione melagrana
coltivazione melagrana

Il melograno è una pianta versatile ma allo stesso tempo esigente ed ha come tallone d’Achille proprio l’acqua.

Sebbene il “frutto della vita” non provi antipatia per le zone più aride, necessita di una regolare irrigazione durante la stagione secca per aumentare la resa del raccolto, la qualità e la pezzatura del frutto.

Ma attenzione, il melograno rifiuta categoricamente pozzanghere o acquitrini, pertanto richiede piccole dosi di acqua per manifestare appieno il suo splendore.

Sia nella coltivazione domestica con piante in vaso sia negli impianti intensivi, la strategia è identica.

Nel giardino di casa occorrerà innaffiarlo una volta ogni due-tre settimane, mentre in campo sarà necessario adottare l’irrigazione a goccia. Questa tecnica è utilizzata anche per monitorare l’andamento della maturazione e indirizzare il raccolto verso un periodo più conveniente. Inoltre, l’irrigazione a goccia viene impiegata per somministrare fertilizzanti attraverso l’acqua con l’ausilio di avanzati apparati computerizzati.

coltivazione melagrana

Il melograno si adatta agevolmente anche a terreni irrigati con acque ad alto contenuto salino grazie alla spiccata resistenza dei suoi tessuti al sale. Questa proprietà è assolutamente significativa visti gli effetti devastanti solitamente provocati dall’uso di acque saline, quali moria, tossicità, ridotto assorbimento di nutrienti, diminuzione della qualità e della produzione.

 

Tuttavia, occorre ricordare che in presenza di acque ad alto contenuto salino diventa ancor più necessaria l’irrigazione a goccia per evitare dannose concentrazioni saline nella zona di terreno esplorata dalle radici.

 

Photo credits: amira_a

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melograno chicchi
melograno chicchi

Sono molto diffuse e sono in aumento le infiammazioni dello stomaco e dell’intestino come, per esempio, le gastriti, il morbo di Chron, la colite ulcerosa, il colon irritabile. Si tratta di patologie dovute a un cattivo funzionamento del sistema immunitario, che genera una condizione di infiammazione a livello della mucosa dell’intestino.

Numerosi studi hanno messo in evidenza che la melagrana ha effetti benefici anche sull’intestino. Infatti, è stato visto che la melagrana contiene più di 100 sostanze, la maggior parte delle quali hanno attività antiossidante. Le sostanze maggiormente rappresentate sono gli ellagitannini e gli antociani. La sua attività antinfiammatoria e regolatrice del sistema immunitario migliora i sintomi di queste patologie ormai tanto diffuse e comuni.

Gli antiossidanti della melagrana hanno la capacità di resistere all’ambiente acido dello stomaco e di arrivare, quindi, intatti e funzionanti nell’intestino. Qui attivano una serie di meccanismi molecolari che determinano la riduzione delle sostanze responsabili dello stato infiammatorio.

melograno chicchi

Inoltre, è stato anche visto che la melagrana ha potenzialità antimicrobiche, quindi agisce contro i batteri patogeni dell’intestino. Le sostanze antiossidanti e funzionali contenute nella melagrana hanno la capacità di creare particolari condizioni ambientali che sfavoriscono la proliferazione dei batteri nocivi, a favore invece di quelli benefici della microflora intestinale.

Quello che è interessante è anche il fatto che queste funzioni sono state osservate in differenti estratti del melograno, da quello dei fiori a quello della buccia, dall’olio estratto dai semi al succo dei piccoli frutti.

Photo credits: JMacPherson

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mela cartaginese - melograno
mela cartaginese - melograno

Se torniamo indietro nel tempo e prendiamo in mano la “Storia naturale” di Gaio Plinio Secondo detto “Il Vecchio” (23-79 d.C.), al capitolo XIII capitolo, versi 112-113 troveremo il riferimento ad una “punica granata” ovvero la mela di Cartagine.

E’ per l’appunto il territorio vicino a Cartagine che rivendica a sé, come dimostra il nome, la “mela punica”, successivamente chiamata melagrana. Di questa, ve ne sono diverse varietà: apirena è per esempio quella priva del nocciolo legnoso, di aspetto più chiaro, con grani più dolci e separati da membrane meno amare. Per il resto la struttura delle melagrane ricorda un po’ quella dei favi, con i grani all’interno di una polpa comune. Ne esistono di cinque tipi: dolci, agre, agrodolci, acide, vinose.

Il nome “melograno” secondo il latino è dunque formato dal malum (“mela”) e granatum (“con semi”). E questa derivazione la ritroviamo in altre lingue, come l’inglese “Pomegranate”, e il tedesco “Granatapfel” (mela coi semi). O nel caso dell’antico inglese quando era noto con il nome di “apple of Grenada” (mela di Granada). La città spagnola di Granada ha, infatti, nello stemma un frutto di melograno, in spagnolo (granada) ed in antico francese (la grenade, come nell’odierna lingua) significavano appunto melograno.

Ma accantoniamo un momento l’etimologia, e torniamo al nostro Plinio e alla sua Storia della natura. L’autore considerava i melograni giunti a Roma dalla Tunisia. Infatti il nome di genere Punica deriva dal nome romano della regione geografica costiera della Tunisia e della omonima popolazione, chiamata anche cartaginese. La “mela punica”, era per lui la mela cartaginese. Almeno ciò che Plinio affermava era che i migliori frutti – poiché già ne esistevano in territorio italico – provenissero da Cartagine. Mentre oggi sappiamo che il nostro caro frutto proviene più esattamente dall’Asia occidentale, ci piace in ogni caso portarlo a spasso (o farci portare a spasso!) tra la storia, la tradizione, i miti, la fantasia che sul melograno hanno ricamato.

Photo credits: Fulvio Spada 

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riso melagrana
riso melagrana

Un piatto facile e gustoso da realizzare, un risotto sfizioso che gli amanti dell’agrodolce e della cucina vegana apprezzeranno.

Cosa ci metto?

Ingredienti per 4 persone

400 g di riso selvatico misto integrale

300 g di melagrana già sbucciata

aceto balsamico

una presa di zucchero

olio, sale e pepe q.b.

 

riso melagrana

Come lo preparo?

Fai bollire il riso secondo i tempi di cottura.

Nel frattempo, con il minipimer prepara l’emulsione di melagrana, avendo cura di tenere alcuni chicchi integri per mescolarli al riso selvatico.

Metti i chicchi nel vaso del minipimer, aggiungi olio, sale, pepe q.b. ed aceto balsamico a

completare gli ingredienti: il sapore deve risultare a metà tra l’acidulo della melagrana e il

tondo dell’olio. Frulla.

Se il composto risulta troppo denso e fai fatica a frullare, aggiungi un goccio

d’acqua (ma poca) e vai avanti a frullare fino ad ottenere un’emulsione liscia,

spumosa ed omogenea. Riponi in frigorifero.

Scola il riso. Fai scaldare in una padella antiaderente dell’extra vergine di oliva e

salta a fuoco vivo il riso nero, in modo da renderlo croccante.

Impiatta posizionando l’emulsione di melagrana alla base, il riso nero sopra – se hai

un coppa-pasta rotondo usalo – e completa con i chicchi di melagrana che hai tenuto da parte.

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capesante melograno
capesante melograno

In questa ricetta la consistenza burrosa delle capesante incontra il sapore agrodolce della melagrana, l’amarognolo della rucola e il croccante delle mandorle: sapori e consistenze diverse in equilibrio tra loro per un piatto da occasioni speciali.

 

Cosa ci metto?

Ingredienti per 4 persone

PER GLI SPIEDINI:

½ melagrana

8 spiedini di capesante mignon

1 cucchiaio di olio e.v.o.

sale e pepe q.b.

 

PER L’INSALATINA:

q.b. rucola fresca

½ melagrana

40 g di mandorle a filetti

olio e.v.o., sale e pepe q.b.

 

PER LA GELATINA:

1 melagrana

3 fogli di colla di pesce

pepe nero q.b.

 

Tempi preparazione: 3 ore e 15 minuti

 

capesante melograno

Come lo preparo?

PER GLI SPIEDINI:

Pulisci delicatamente le capesante mignon e infilale nei bastoncini di legno.

Apri una melagrana e ricavane i chicchi. Prendine metà, frullali, filtra il succo e lascia da parte.

Scalda una padella antiaderente. Cuoci a fiamma molto vivace gli spiedini per pochi minuti. Sala e pepa. Prima di servire unisci il succo di melagrana.

 

PER LA GELATINA:

Apri una melagrana, ricavane i chicchi e frullali. Filtra il succo e versalo in un pentolino.

Aggiungi un pizzico di pepe nero macinato e appena il succo sta per bollire aggiungi i fogli di colla di pesce ben strizzati e precedentemente ammollati in acqua fredda.

Fai sciogliere la colla di pesce a fiamma spenta.

Versa la gelatina in una teglia coperta da pellicola trasparente. Copri e riponi in frigorifero per 3 ore, sino a quando la gelatina non si sarà ben solidificata per essere tagliata a cubetti. Servi con l’insalatina di rucola, melograno e mandorle a scaglie.

 

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